{"id":1725,"date":"2024-09-25T11:11:00","date_gmt":"2024-09-25T08:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/?p=1725"},"modified":"2024-09-29T19:49:03","modified_gmt":"2024-09-29T16:49:03","slug":"luca-siniscalco-antaios-ha-interpretato-il-mondo-attraverso-le-armi-culturali-fornite-dallermeneutica-mitico-simbolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/index.php\/2024\/09\/25\/luca-siniscalco-antaios-ha-interpretato-il-mondo-attraverso-le-armi-culturali-fornite-dallermeneutica-mitico-simbolica\/","title":{"rendered":"Luca Siniscalco:\u00a0 Antaios ha interpretato il mondo attraverso le armi culturali fornite dall&#8217;ermeneutica mitico-simbolica"},"content":{"rendered":"\n<p>Non \u00e8 stata una sorpresa per me imbattermi nel Tradizionalismo nella mia ricerca sul Rivoluzionarismo conservatore. Mentre analizzavo come si influenzassero a vicenda e se ci fosse comunicazione tra loro, mi sono imbattuto nella rivista Antaios. Questa rivista, diretta da Ernst J\u00fcnger e Mircea Eliade, era un&#8217;importante piattaforma in cui si riunivano intellettuali conservatori di alto livello. Con Luca Siniscalco abbiamo recentemente discusso di figure come Antaios, J\u00fcnger e Julius Evola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Cominciamo col conoscerla.<br><\/em><\/strong>Innanzitutto, voglio ringraziarla per il suo interesse verso i miei studi e per avermi offerto questo spazio dialogico sulla sua eccellente piattaforma di avanguardia interculturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiamo Luca Siniscalco, attualmente sono dottorando in Studi Umanistici Transculturali presso l\u2019Universit\u00e0 di Bergamo, in co-tutela con la Justus Liebig Universit\u00e4t di Gie\u00dfen (Germania). Il mio progetto di ricerca si intitola <em>\u201cL\u2019evento del sacro nell\u2019et\u00e0 della post-secolarizzazione.<\/em> <em>Incontri con l\u2019ermeneutica di Hans-Georg Gadamer, l\u2019arte di Hermann Nitsch e Anselm Kiefer<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In precedenza, sono stato professore a contratto di Estetica presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano (a.a. 2021\/2022) e presso l\u2019Universit\u00e0 eCampus (a.a. 2019\/2023). Attualmente insegno anche Study Skills presso la European School of Economics (Campus di Milano) e Filosofia contemporanea all\u2019interno del progetto accademico UniTreEdu.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei interessi di ricerca riguardano principalmente la filosofia e letteratura tedesca contemporanea, l\u2019estetica, l\u2019arte contemporanea, il simbolismo e la filosofia della religione. In questo contesto, ho dedicato la mia tesi di laurea magistrale in Scienze Filosofiche (Estetica) alla rivista \u201cAntaios\u201d, che so rappresentare per lei e per i suoi lettori fonte di interesse \u2013 ne parleremo a breve.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 dell\u2019attivit\u00e0 accademica, mi sono occupato, fin dalla giovane et\u00e0, dello studio, della discussione e della promozione editoriale del pensiero di autori erratici e \u201cinattuali\u201d (nel senso di Nietzsche), con particolare interesse per il Perennialismo, il Tradizionalismo integrale e la Rivoluzione conservatrice. Su queste correnti di pensiero ho sviluppato una discreta produzione saggistica, nonch\u00e9 ho avuto modo di coordinare diversi progetti editoriali, culturali e artistici.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Pu\u00f2 parlarci della nascita e dell\u2019importanza della rivista \u201cAntaios\u201d?<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>Come si sono incrociate le strade di Eliade e J\u00fcnger?<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>Come si pu\u00f2 valutare l\u2019impatto di questa rivista sulle generazioni successive?<\/em><\/strong><strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La rivista \u201c<em>Antaios<\/em>\u201d \u00e8 stata pubblicata dalla casa editrice tedesca Klett-Cotta dal 1959 al 1971, sotto la direzione dello scrittore e filosofo tedesco Ernst J\u00fcnger (1895-1998) e dello storico delle religioni romeno Mircea Eliade (1907-1986).<br><\/p>\n\n\n\n<p>La genealogia del progetto culturale \u00e8 piuttosto complessa. Qui posso solo riassumere alcuni fatti rilevanti che spiegano come le strade di Eliade e J\u00fcnger si siano incrociate.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra che l\u2019intenzione di progettare insieme una rivista dipenda da J\u00fcnger, che aveva gi\u00e0 conosciuto e apprezzato Eliade grazie alla mediazione dell\u2019amico Carl Schmitt. I due \u2013 J\u00fcnger ed Eliade \u2013 stabilirono inizialmente un contatto epistolare, che port\u00f2 al loro primo incontro nel 1957, cinque anni dopo il loro primo contatto.<br><\/p>\n\n\n\n<p>A quel tempo, l\u2019editore e amico di J\u00fcnger, Ernst Klett, voleva promuovere una rivista conservatrice che si contraddistinguesse per l\u2019alto livello culturale e una prospettiva internazionale. Il suo colto nipote Philipp Wolff-Windegg fu scelto come caporedattore, ma a dirigere il progetto servivano intellettuali pi\u00f9 famosi e illustri. J\u00fcnger ed Eliade, in dialogo con Klett, divennero cos\u00ec i fondatori, nonch\u00e9 gli ispiratori teorici e i direttori nominali del progetto editoriale, anche se di fatto fu Wolff-Windegg a svolgere tutti i compiti operativi fondamentali all\u2019interno della rivista.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo di Wolff-Windegg, come sottolineato da Hans Thomas Hakl (autore dell\u2019unico saggio significativo sinora pubblicato sulla storia di \u201cAntaios\u201d, in tedesco:<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/40408889\/Den_ANTAIOS_kenne_und_missbillige_ich_German\"> <em>&#8220;Den Antaios kenne und missbillige ich.<\/em> <em>Was er pflegt, ist nicht Religio, sondern Magie!\u201d.<\/em><\/a> <em>Kurze Geschichte der Zeitschrift ANTAIOS<\/em>, in \u201cAries\u201d, 9, 2) \u00e8 stato a tal proposito fondamentale: ha svolto con passione e attenzione tutto il \u201clavoro sporco\u201d richiesto da un progetto cos\u00ec vasto, mentre J\u00fcnger e Eliade hanno rappresentato soprattutto una garanzia di qualit\u00e0 culturale e una risorsa per attirare collaboratori da tutto il mondo disposti a donare alla rivista i loro pensieri e le loro idee migliori. Tra questi, posso qui ricordare solo i nomi pi\u00f9 famosi: <em>Friedrich Georg J\u00fcnger, Emil M. Cioran, Roger Caillois, Cristina Campo, Henri Micheaux, Denis de Rougemont, Henry Corbin, Raimon Panikkar, Leopold Ziegler, Frithjof Schuon, Julius Evola<\/em> e <em>Gherardo Gnoli<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi \u2013 e molti altri \u2013 nomi eminenti non riuscirono tuttavia a impedire la chiusura della rivista nel 1971, dovuta soprattutto a motivi economici: le copie vendute non erano sufficienti a sostenere lo sforzo editoriale.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che rimase \u2013 e rimane in eredit\u00e0 \u2013 \u00e8 la tensione culturale ed esistenziale del progetto, sintetizzata in una lirica espressione di Ernst J\u00fcnger: <em>\u201cOggi, mentre il sole luminoso di Kant si sta spegnendo, sta forse sorgendo quello scuro del suo concittadino di K\u00f6nigsberg, Hamann<\/em>\u201d. Lo scopo era, per dirla in modo pi\u00f9 chiaro, sfidare il pensiero europeo mainstream, che negli anni \u201860 era dominato dal marxismo e dal ruolo centrale, come discipline ritenute in grado di interpretare esaustivamente la realt\u00e0, della scienza politica, della sociologia e della psicoanalisi materialista. Invece \u201c<em>Antaios<\/em>\u201d evocava un processo di \u201cresurrezione degli d\u00e8i\u201d: un\u2019interpretazione del mondo attraverso le \u201carmi\u201d culturali fornite dall\u2019ermeneutica mitico-simbolica (si veda a questo proposito il mio articolo<a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/44852714\/Antaios_A_Mythical_and_Symbolic_Hermeneutics\"> <em>Antaios:<\/em> <em>A Mythical and Symbolic Hermeneutics<\/em>, in \u201cForum Philosophicum\u201d, vol. XXV, n. 1, 2020<\/a>).<br><\/p>\n\n\n\n<p>Wieland Schmied lo cap\u00ec perfettamente nel suo articolo <em>Der Gegenwart eine<\/em> <em>neue Dimension gewinnen &#8211; Zu zwei neuen Zeitschriften<\/em> (1960), dove affermava che \u201c\u2018<em>Antaios\u2019 \u00e8 una rivista diretta contro la nostra epoca \u2013 contro l\u2019alienazione e lo sradicamento dell\u2019uomo moderno.<\/em> <em>Gli autori qui riuniti si ribellano palesemente contro l\u2019impoverimento spirituale causato dal pensiero astratto e concettuale, e oppongono al linguaggio formale e incruento delle scienze specialistiche il linguaggio simbolico di un mondo di immagini che \u00e8 stato rimosso.<\/em> <em>Qui ci si muove sulle tracce di fonti ormai sepolte<\/em>\u201d.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Misurare oggettivamente l\u2019impatto teorico di<em> <\/em>\u201c<em>Antaios<\/em>\u201d \u00e8 un compito difficile. Da un lato, la fine del progetto e la mancanza di studi ad esso dedicati \u2013 a parte l\u2019avventurosa e solitaria impresa di H.T. Hakl, che ha profondamente ispirato la mia ricerca \u2013 sembrano certificare la sua limitata attualit\u00e0. Ma, a ben guardare, \u00e8 possibile riconoscere alcuni frutti diretti (e indiretti) di questa esperienza, che cercano \u2013 pi\u00f9 o meno adeguatamente \u2013 di preservare lo \u201cspirito\u201d e il programma culturale della rivista. Tra questi posso citare le riviste \u201c<em>Scheidewege.<\/em> <em>Zeitschrift f\u00fcr skeptisches Denken<\/em>\u201d (dal 1971), \u201c<em>Merkur<\/em>\u201d (un mensile gi\u00e0 pubblicato da Klett-Cotta a partire dal 1968, dotato di un\u2019analoga prospettiva conservatrice, e tuttora in vita), e l\u2019omonima casa editrice Antaios, che si occupa in particolare di metapolitica, con collegamenti con la cosiddetta Nuova Destra.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, come ho recentemente sostenuto in un saggio dedicato ad Eranos (nel volume collettaneo <em>Viaggio a Eranos.<\/em> <em>Il ritorno degli D\u00e8i nel XX secolo<\/em>, Bietti, Milano 2024), \u00e8 possibile individuare nell\u2019Europa del Novecento un ancor pi\u00f9 vasto intreccio, fatto di riviste, simposi e ambienti culturali che, pur con le loro differenze e peculiarit\u00e0, condividevano nel <em>\u201cCuore di tenebra\u201d<\/em> del Secolo breve l\u2019ambizione di ricercare \u201c<em>un\u2019altra modernit\u00e0<\/em>\u201d \u2013<em> <\/em>un altro inizio (<em>Neuer Anfang<\/em>), per riprendere il lessico di Heidegger. Tutto era incentrato sulla valorizzazione del mito, dei simboli, dell\u2019esoterismo e dei linguaggi delle arti espressive, contrapposte alla subordinazione culturale ed esistenziale agli schemi del razionalismo, del materialismo, del positivismo e della secolarizzazione. Collegato a questa prospettiva \u00e8 lo sviluppo di un approccio analogico ai fenomeni che mira a riunire interno ed esterno, soggetto e oggetto, idea e materia, trascendenza e immanenza, frammento e totalit\u00e0. L\u2019intento di J\u00fcnger, Eliade e dei tanti collaboratori che hanno partecipato a questo percorso intellettuale era infatti quello di avvicinarsi al microcosmo come a una vita pulsante, cogliendo olisticamente la trascendenza nei frammenti, trovando nelle maglie della realt\u00e0 un\u2019ontologia plurale e multidimensionale, contemplando la gerarchia delle forme che riconduce sempre all\u2019Origine ineffabile da cui tutte scaturiscono.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Lungo questo percorso incontriamo anche altre esperienze editoriali, come quella di \u201c<em>Conoscenza Religiosa<\/em>\u201d, rivista italiana fondata da El\u00e9mire Zolla, e della \u201cZeitschrift f\u00fcr Ganzheitsforschung\u201d, diretta dall\u2019austriaco Walter Heinrich, solo per menzionarne due particolarmente rilevanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In senso ancora pi\u00f9 ampio, l\u2019esperienza di \u201cAntaios\u201d potrebbe essere messa in dialogo con la significativa crescita di interesse che lo studio dell\u2019esoterismo occidentale ha suscitato negli ultimi decenni in ambito accademico a livello internazionale. E, tornando indietro nel tempo, sarebbe interessante, in termini di storia delle idee, un confronto con i circoli culturali esoterici del primo Novecento \u2013 penso, ad esempio, in Italia, alle attivit\u00e0 congressuali della Lega Teosofica Indipendente di Decio Calvari e alle iniziative magiche operative (ed editoriali) del Gruppo di Ur.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa storia culturale nascosta dell\u2019Occidente ha ancora bisogno di ricercatori, studiosi, commentatori \u2013 e anche successori.<br><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Quali erano i temi principali degli scritti di J\u00fcnger apparsi sulla rivista \u201cAntaios\u201d?<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>Su quali temi ha incentrato il suo pensiero?<\/em><\/strong><strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ernst J\u00fcnger ha pubblicato su \u201cAntaios\u201d 17 saggi nell\u2019arco del decennio di vita della pubblicazione. La maggior parte di essi era inedita, ma \u00e8 stata successivamente rielaborata e pubblicata autonomamente dallo scrittore tedesco. Sulle pagine di \u201cAntaios\u201d, ad esempio, possiamo leggere sezioni fondamentali di <em>An der Zeitmauer<\/em> (<em>Al muro del tempo<\/em>), ma anche i nuclei fondamentali dei futuri saggi <em>Maxima-Minima<\/em> e <em>Ann\u00e4herungen.<\/em> <em>Drogen und Rausch <\/em>(<em>Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>I temi sono quindi vari: riguardano il problema della modernit\u00e0 e del nichilismo, la condizione esistenziale dell\u2019uomo moderno, ma anche argomenti pi\u00f9 disimpegnati, soprattutto nei numerosi diari di viaggio. Considerando l\u2019attuale bibliografia disponibile, almeno nelle lingue europee, la scoperta di questi articoli non apre scenari estremamente nuovi nell\u2019ambito degli studi j\u00fcngeriani.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che per\u00f2 \u00e8 particolarmente rilevante, a mio avviso, \u00e8 il contesto di pubblicazione e la risonanza dei testi di J\u00fcnger con l\u2019intero<em> <\/em>\u201cprogramma\u201d di \u201c<em>Antaios<\/em>\u201d<em>.<\/em> La lettura di questi articoli in tale preciso contesto permette infatti di sottolineare la centralit\u00e0 dei temi del mito, del simbolo e del sacro nella visione di J\u00fcnger \u2013 concepiti, questi aspetti, non in modo antiquato o reazionario, bens\u00ec come controparti fondamentali del <em>logos<\/em> nella comprensione della realt\u00e0 e nella valorizzazione dell\u2019esperienza di vita umana. Questo J\u00fcnger, spinto a ricercare la bellezza della sacralit\u00e0 all\u2019interno delle manifestazioni della natura, delle tradizioni culturali, delle espressioni letterarie e persino delle esperienze psicotrope, dev\u2019essere integrato e bilanciato con la pi\u00f9 famosa componente eroica, militare e politica che contraddistingue la sua identit\u00e0 culturale.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u00c8 notevole che il rivoluzionario conservatore J\u00fcnger e il tradizionalista Eliade si incontrino su questa piattaforma.<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>In quali punti ritiene che i rivoluzionari conservatori e i tradizionalisti si uniscano e in quali, invece, differiscano?<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>Su quali basi intellettuali \u00e8 avvenuto questo incontro?<\/em><\/strong><strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Queste domande richiedono un chiarimento preliminare. Il rapporto stesso tra Eliade e il Tradizionalismo \u00e8 stato ampiamente dibattuto dagli studiosi, portando a conclusioni radicalmente eterogenee. Sintetizzando impropriamente un dibattito interessante e variegato, credo sia possibile individuare due posizioni fondamentali: da un lato, la sussunzione di Eliade, con tutte le distinzioni e gradazioni del caso, al filone tradizionalista, mediante l\u2019accentuazione della coerenza delle sue posizioni con quelle dei principali esponenti del pensiero della Tradizione e sulla base della stima da lui ripetutamente espressa nei loro confronti; dall\u2019altro, il rilievo attribuito da Eliade ai requisiti accademici della ricerca storico-religiosa, il suo approccio metodologico scientifico e il suo rifiuto della concezione pessimistica della degenerazione storica tipica del Tradizionalismo, nonch\u00e9 l\u2019assenza della nozione stessa di Tradizione, almeno in senso \u201cforte\u201d, nella sua opera.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Evitando di prendere di petto questo specifico e complesso dibattito, e venendo alla sua domanda, a essere rilevante \u00e8 il fatto che il progetto di \u201cAntaios\u201d ospit\u00f2 effettivamente articoli di Eliade (e di altri \u201ccolleghi\u201d storici delle religioni, come<em> Corbin, de Martino, Ker\u00e9nyi e Zaehner<\/em>), di esponenti della <em>Rivoluzione conservatrice<\/em> (i fratelli J\u00fcnger, ma anche Niekisch) e di diversi tradizionalisti (tra gli altri: <em>Schuon,<\/em> <em>Evola, Zolla, Campo, Pio Filippani-Ronconi)<\/em>. Considerando l\u2019indirizzo non politico della rivista, ci\u00f2 che li accomunava era principalmente la sensibilit\u00e0 che ho gi\u00e0 definito \u201cermeneutica mitico-simbolica\u201d: un tentativo di risacralizzare lo sguardo rivolto dall\u2019uomo sulla realt\u00e0 e di tematizzare fonti religiose, esoteriche e simboliche come strumento d\u2019indagine, approfondimento, trasformazione, persino, della realt\u00e0. Le significative differenze teoriche tra le loro prospettive diventano secondarie rispetto alla rilevanza esistenziale di questo compito e alla comune prospettiva antimoderna. Questo impegno \u00e8 stato condiviso secondo la tipica mentalit\u00e0 rivoluzionario-conservatrice: preservare la tradizione senza ideologizzarla e reificarla, piuttosto rendendola dinamicamente attuale e viva. La meta di questo cammino \u00e8 stata rappresentata da J\u00fcnger come il Grande Incontro \u201cal muro del tempo\u201d, da Eliade come la <em>coincidentia oppositorum <\/em>conquistabile all\u2019interno nei percorsi religiosi, da altri autori mediante simboli e immagini ancora differenti: ma si tratta sempre di una realizzazione spirituale di carattere unitivo, concepita al di fuori delle forme dualistiche metafisiche e teologiche classiche.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Infine, cosa ci pu\u00f2 dire del rapporto tra Evola e J\u00fcnger?<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>I due erano in comunicazione?<\/em><\/strong><em> <\/em><strong><em>Come si sono influenzati reciprocamente a livello intellettuale?<\/em><\/strong><strong><br><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da un punto di vista biografico, ci \u00e8 consentito seguire solo alcune tracce sparse, che tuttavia permettono di identificare un rapporto significativo e fecondo.<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger \u00e8 solo uno dei numerosi membri della <em>Rivoluzione conservatrice<\/em> tedesca e austriaca con cui Evola fu in contatto dalla fine degli anni Venti. Probabilmente i due non s\u2019incontrarono mai di persona, ma alcune lettere testimoniano una loro conoscenza diretta fondata su un interessante scambio epistolare (le lettere a nostra disposizione sono state recentemente pubblicate in Julius Evola, <em>Fuoco Segreto.<\/em> <em>Lettere, interviste, documenti, testimonianze, inediti<\/em>, Edizioni Mediterranee, Roma 2024).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo legame culmin\u00f2 nella collaborazione di Evola con \u201cAntaios\u201d: cinque suoi articoli furono pubblicati tra il 1960 e il 1970 sulla rivista della Klett-Cotta \u2013 anche se \u00e8 pi\u00f9 probabile che non siano stati richiesti da J\u00fcnger, piuttosto concordati con un collaboratore della casa editrice, con cui Evola era in contatto dato che pubblic\u00f2 con essa l\u2019edizione tedesca della sua <em>Metafisica del sesso<\/em>. Sulla collaborazione di Evola con \u201cAntaios\u201d si veda Julius Evola, <em>Antaios (1960-1970)<\/em>, introduzione di Hans Thomas Hakl, a cura di Luca Siniscalco, Fondazione Julius Evola\/Pagine, Roma 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>A Evola dobbiamo anche la scoperta e la diffusione di J\u00fcnger in Italia. Il tradizionalista romano voleva infatti tradurre <em>Der Arbeiter<\/em> (<em>L\u2019operaio<\/em>), il suo testo prediletto in virt\u00f9 del realismo eroico incarnato nella Forma della Nuova Oggettivit\u00e0 e in una radicale metafisica della volont\u00e0. Non trovando un accordo per la pubblicazione, dedic\u00f2 al saggio uno studio monografico, ricco di citazioni: <em>L\u2019\u201cOperaio\u201d nel pensiero di Ernst J\u00fcnger <\/em>(introduzione di Marino Freschi, Edizioni Mediterranee, Roma 1998).<\/p>\n\n\n\n<p>Evola tradusse anche, con lo pseudonimo di Carlo d\u2019Altavilla, <em>Al muro del tempo<\/em> (pubblicato nel 1965 da Volpe), pur non apprezzando il \u201csecondo\u201d J\u00fcnger, che considerava, come duramente espresso in una recensione, troppo coinvolto in una visione del mondo per cos\u00ec dire escapista e fantasmatica: \u201cIl libro \u2013 scrive Evola (\u201c<em>Al muro del tempo\u201d,<\/em> in <em>Ricognizioni.<\/em> <em>Uomini e problemi<\/em>, Mediterranee, Roma 1974) \u2013, contiene qua e l\u00e0 intuizioni e considerazioni valide, mescolate per\u00f2 a fantasie e a dubbie speculazioni. Come sistematicit\u00e0 e conchiusezza non \u00e8 a livello de <em>L\u2019operaio<\/em>. Soprattutto, per affrontare seriamente la metafisica della storia (concezione del tempo, dottrina delle quattro et\u00e0 del mondo, escatologia, ecc.), non possono bastare vedute personali, anche se di una mente sagace e da artista; occorre invece rifarsi ad un sapere oggettivo, tradizionale, come ha fatto ad esempio un Ren\u00e9 Gu\u00e9non e il suo gruppo e come noi stessi abbiamo cercato di fare, trattando analoghi problemi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 difficile, infine, ipotizzare un\u2019influenza reciproca: non sappiamo nemmeno se J\u00fcnger abbia letto saggi di Evola \u2013 e pare che Evola in J\u00fcnger abbia trovato pi\u00f9 una conferma delle posizioni gi\u00e0 autonomamente elaborate, piuttosto che uno stimolo a rimodellarle o integrarle. Tuttavia, alcune forti affinit\u00e0 teoriche \u2013 troppo numerose per essere qui elencate in modo esaustivo \u2013 palesano un orizzonte filosofico e spirituale comune profondamente radicato. Si pensi, ad esempio, al loro approccio alla questione del nichilismo, al titanismo volontaristico giovanile, alla fascinazione per i miti e i simboli, all\u2019interesse per le soggettivit\u00e0 \u201cradicali\u201d (l\u2019anarca di J\u00fcnger e l\u2019\u201cuomo differenziato\u201d di Evola), al fascino per l\u2019<em>apolitia<\/em>. Questi interessi e prospettive comuni richiedono ancora ulteriori studi e ricerche perch\u00e9 le loro implicazioni e interconnessioni possano essere esplorate appieno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 stata una sorpresa per me imbattermi nel Tradizionalismo nella mia ricerca sul Rivoluzionarismo conservatore. Mentre analizzavo come si influenzassero a vicenda e se ci fosse comunicazione tra loro, mi sono imbattuto nella rivista Antaios. 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