{"id":2083,"date":"2025-01-27T11:51:40","date_gmt":"2025-01-27T08:51:40","guid":{"rendered":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/?p=2083"},"modified":"2025-01-29T12:23:38","modified_gmt":"2025-01-29T09:23:38","slug":"gianluca-giannini-carl-schmitt-e-stato-un-autentico-rivoluzionar-conservatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/index.php\/2025\/01\/27\/gianluca-giannini-carl-schmitt-e-stato-un-autentico-rivoluzionar-conservatore\/","title":{"rendered":"Gianluca Giannini: Carl Schmitt \u00e8 stato un autentico rivoluzionar-conservatore"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;articolo di Gianluca Giannini in Ripensare Carl Schmitt tra i materiali della Rivoluzione Conservatrice, Materiali di O.M. Gnerre ha attirato la mia attenzione in questo contesto. Carl Schmitt e le sue idee sono ancora oggi oggetto di dibattito. Questo aspetto di Schmitt come rivoluzionario conservatore \u00e8 spesso trascurato nelle discussioni su di lui.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Oggi, quando si parla di \u201crivoluzionarismo conservatore\u201d, non si riesce a conciliare questi due concetti. Che cos\u2019\u00e8 il rivoluzionarismo conservatore?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, quando parliamo di \u2018rivoluzionarismo conservatore\u2019 dobbiamo intenderci su di un considerevole insieme di cose, prima tra tutte \u2018il contesto storico\u2019, altrimenti corriamo il rischio di riferirci a categorie fuori dallo spazio e dal tempo e perci\u00f2 ragioniamo di concetti astratti. La Rivoluzione Conservatrice rappresenta un fenomeno complesso e poliedrico che si \u00e8 sviluppato principalmente in Germania durante la Repubblica di Weimar (1919-1933). \u2018Rivoluzionarismo conservatore\u2019 si riferisce perci\u00f2 a un insieme eterogeneo di movimenti culturali, politici e intellettuali che, pur condividendo una critica radicale alla modernit\u00e0 e ai suoi valori, si distinsero per una variet\u00e0 non sempre unitaria di approcci e obiettivi sociopolitici. La Rivoluzione Conservatrice, dunque, non ha costituito in alcun modo un movimento politico organico, bens\u00ec un insieme di correnti culturali che hanno cercato di coniugare elementi tradizionali con istanze di rinnovamento, dando origine a un pensiero che \u00e8 stato definito finanche \u201cmodernismo antimoderno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sappiamo, la Germania della Repubblica di Weimar era caratterizzata da un periodo di grande instabilit\u00e0 politica, finanziaria e sociale. La sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, il Trattato di Versailles e le conseguenti difficolt\u00e0 socioeconomiche alimentavano un clima di frustrazione e di ricerca di alternative radicali. In questo scenario, la Rivoluzione Conservatrice emerse come una risposta critica al liberalismo, al socialismo e al razionalismo illuminista, ritenuti responsabili della crisi della civilt\u00e0 occidentale nel suo insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo a partire da questi dati minimali di contesto possiamo chiederci cosa sia stata la Rivoluzione Conservatrice. E ci\u00f2 mi porta subito a considerare che della Rivoluzione Conservatrice ancora poco si sa e, si potrebbe aggiungere, oramai non solo fuori della Germania ma, appunto, nel suo stesso luogo d\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, meglio ancora: della Rivoluzione Conservatrice, quel che si presume sapere sovente \u00e8 il portato di schemi interpretativi estremamente riduttivi e semplificativi; altrimenti, e non di rado, \u00e8 il precipitato di istanze riflessive che, al fine, riconducono a esigenze teoriche di turno e, dunque, a rigidi apriori, un complesso articolato che, di per s\u00e9, \u00e8 incomprimibile e perci\u00f2 irriducibile proprio per i motivi a cui si faceva cenno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 indispensabile, perci\u00f2, ripensarne tutto il pluriverso nella sua effettiva, originale e autentica complessit\u00e0. E ci\u00f2 non solo per venire a capo di un problema squisitamente storiografico e, risolverlo, in maniera presuntuosa, una volta e per tutte, bens\u00ec, e anche, per provare a seguirne traccianti che, verosimilmente, potrebbero tutt\u2019ora esser fecondi e produttivi, sebbene in uno scenario spazio-temporale, in una situazione storico-politica, totalmente altra rispetto al periodo circoscritto in apertura.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosiddetta Rivoluzione Conservatrice tedesca rimane un fenomeno difficile da definire in modo chiaro e univoco, cos\u00ec come da comprendere pienamente. Questa difficolt\u00e0 deriva anche dall\u2019oscuramento a cui \u00e8 stato spesso condannato il suo pensiero, frequentemente associato a fenomeni politici contemporanei o immediatamente successivi, come il nazionalsocialismo. Sebbene alcuni dei suoi autori abbiano ispirato, in parte, certe formulazioni ideologiche del Terzo Reich, sarebbe riduttivo sovrapporre semplicisticamente i due movimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti esponenti della Rivoluzione Conservatrice intrattennero rapporti conflittuali, se non apertamente ostili, con le alte sfere del potere nazionalsocialista, criticandone sia la pratica politica sia le fondamenta teoriche. Nonostante ci\u00f2, il legame tra i due fenomeni appare ambiguo: se da un lato alcune idee rivoluzionario-conservatrici influenzarono elementi della burocrazia del Terzo Reich, dall\u2019altro \u00e8 altrettanto vero che tra i rappresentanti della Rivoluzione Conservatrice si annoveravano anche decisi oppositori del nazionalsocialismo. Questi includevano figure dalle posizioni politiche pi\u00f9 disparate, come i nazionalbolscevichi o addirittura sostenitori dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n\n\n\n<p>Diventa quindi essenziale riscoprire la reale natura di questo movimento di pensiero. Approfondirne i contenuti potrebbe non solo chiarire i complessi rapporti politici e culturali della Germania in quel periodo, ma anche fornire una prospettiva completamente nuova su un fenomeno spesso frainteso. Solo in questo modo pu\u00f2 risultare comprensibile un accostamento tra due termini (rivoluzione e conservazione) che da punto di vista logico sono l\u2019uno il contro reciproco dell\u2019altro. Cosa che, ancora oggi, provoca imbarazzi nel coniugarli sincronicamente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Carl Schmitt occupa un posto speciale tra i rivoluzionari conservatori e le tradizioni intellettuali sia di destra che di sinistra. Le idee da lui proposte hanno influenzato sia la destra che la sinistra. Cosa ha reso Schmitt diverso?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"2\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Avvicinarsi al pensiero di Carl Schmitt, soprattutto in relazione alla Rivoluzione Conservatrice, pu\u00f2 portare facilmente a interpretazioni errate. In breve, il nucleo fondamentale del suo pensiero risiede nel legame stretto tra vita, storia e riflessione. La sua elaborazione teorica si \u00e8 sviluppata in relazione al particolare contesto storico ed esistenziale in cui \u00e8 vissuto, soggetto a trasformazioni rapide e finanche violente, dando origine a contributi inediti e significativi all\u2019interno della Rivoluzione Conservatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi contributi, incentrati su questioni giuridiche, politiche e filosofiche, hanno influenzato profondamente la forma di questa corrente, evidentemente senza esaurirne l\u2019essenza distintiva. Per comprendere pienamente la specificit\u00e0 delle prospettive schmittiane in seno al complesso rivoluzionar-conservatore, sarebbe necessario esaminare in dettaglio alcune delle sue teorie chiave, seguendolo in diversi passaggi fondamentali a cavallo tra la fine degli anni \u201820, gli anni \u201830 e \u2018 40 del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda l\u2019uso del suo pensiero da parte di destra e sinistra, specialmente nel secondo dopoguerra, ritengo opportuno evitare commenti approfonditi: spesso, chi approccia autori cos\u00ec complessi in modo superficiale finisce per trarre conclusioni contraddittorie. Nel cosiddetto \u201cAtelier Carl Schmitt\u201d, molti hanno attinto come se fosse un negozio di idee a basso costo, specialmente tra gli anni \u201870 e \u201880 del XX secolo, producendo interpretazioni distorte e poco rigorose sulle quali sarebbe meglio calare un velo pietoso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>E allora, in che modo le teorie di Schmitt sulle relazioni tra \u201cdiritto\u201d, \u201cStato\u201d e \u201cpolitica\u201d hanno contribuito al quadro teorico della Rivoluzione Conservatrice?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"3\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Carl Schmitt \u00e8 stato un autentico rivoluzionar-conservatore e questo \u00e8 un dato, a mio avviso e come dicevo, rintracciabile in molti luoghi speculativi ma, anche e soprattutto, in quelle che sono state le modalit\u00e0 del suo rapporto, della sua aderenza-adesione peculiare al Nazionalsocialismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Su uno di questi nodi speculativi in particolare, cifra di tale innegabile radice e profondit\u00e0 rivoluzionar-conservatrice, vorrei soffermare brevemente l\u2019attenzione, ed \u00e8 quello relativo all\u2019interpretazione data dallo stesso Schmitt dell\u2019esperienza fascista italiana e, conseguentemente, sul come essa abbia interagito con il suo disegno in relazione al Nazionalsocialismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo luogo teorico specifico che isolo per motivi di sintesi, infatti, ho l\u2019impressione che si possa venire a capo di alcuni elementi relativi al filosofo-giurista di Plettenberg, elementi che si possono volgere non tanto in direzione della sua eventuale incomprensione del Nazionalsocialismo, anche perch\u00e9 alcune significative e decisive pagine in special guisa di <em>Stato, movimento, popolo <\/em>stanno l\u00ec a dimostrare nitidamente giusto il contrario, quanto piuttosto verso la cognizione di una sorta di \u201cpretesa\u201d: la \u201cpretesa\u201d di plasmare lo stesso progetto nazionalsocialista su di un disegno appunto, un modello rivoluzionar-conservatore, molto pi\u00f9 vicino e rispondente, con tutti i suoi limiti, proprio alla realt\u00e0 politica italiana, che non con quella approntata nel <em>Mein Kampf <\/em>da Hitler e poi, di fatto e finanche nei minimi dettagli, realizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 uno scritto schmittiano dal quale conviene sicuramente partire per entrare, senza ulteriori giri, in <em>medias res<\/em>. Si tratta di <em>Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus <\/em>del 1923 (riedito poi nel 1926, in seguito alla polemica recensione di Richard Thoma), in cui \u00e8 Schmitt stesso \u2013 da una prospettiva, mi sentirei di dire, pienamente in sintonia con la galassia rivoluzionar-conservatrice \u2013 ad aprire alla problematica laddove ha sostenuto che l\u2019interesse scientifico della sua ricerca \u00e8 quello di tentare di cogliere il nocciolo ultimo dell\u2019istituzione del moderno Parlamento, in tal modo mostrando quanto poco la base sistematica, da cui era scaturito, si sia sentita mancare il terreno dal punto di vista morale e spirituale conservandosi solo in forza di una persistenza meramente meccanica come un vuoto apparato. La sua convinzione era che soltanto a partire dall\u2019assunzione della situazione di disfacimento di quell\u2019orizzonte si sarebbe potuto aprire (come in Italia) un autentico campo di azione per delle proposte di riforma per le unit\u00e0 politiche in disgregazione come quella tedesca.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Supportato da un\u2019acuta lettura della dottrina del mito soreliana, Schmitt ha ritenuto non solo che il mito pi\u00f9 forte fosse quello della nazione, ma anche che proprio Benito Mussolini sia stato l\u2019uomo politico in grado di dimostrarne, in modo clamoroso, la forza dirompente, spazzando via democrazia e parlamentarismo. Anzi, di pi\u00f9, riducendo il socialismo a mitologia di rango inferiore, Mussolini \u00e8 stato in grado di esprimere, nuovamente, il principio della realt\u00e0 politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 da questo piccolo scritto emerge con sufficiente chiarezza che per Schmitt non \u00e8 si \u00e8 trattato semplicemente di un problema di mero nazionalismo, cosa che, per inciso, lo avrebbe visto rifluire su posizioni conservatrici classiche improntate, appunto, a un marcato \u2018primato della nazione\u2019, tedesca nella fattispecie. Erano in gioco, da un lato, la teoria del mito quale esperienza pi\u00f9 forte del fatto che il nazionalismo relativo del pensiero parlamentare ha perso la sua evidenza, dall\u2019altro proprio il fatto dell\u2019espressione del principio della politica che, ed \u00e8 qui il nucleo dell\u2019istanza rivoluzionar-conservatrice che intesse di s\u00e9 la prospettiva schmittiana, pu\u00f2 contribuire al rinnovamento<em> <\/em>dello Stato, ovvero al rilancio dei motivi esistenziali fondanti un\u2019unit\u00e0 politica nella sua specificit\u00e0 ed essenzialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E il rinnovamento<em> <\/em>dello Stato per Schmitt, gi\u00e0 dalla <em>Teologia politica<\/em> del 1922, deve poggiare su un\u2019accezione e concezione della sovranit\u00e0 quale monopolio della decisione ultima, la decisione \u2018sullo\u2019<em> <\/em>e \u2018nello\u2019<em> <\/em>stato d\u2019eccezione, ovvero su ci\u00f2 che, attimo per attimo, pu\u00f2 metter in discussione l\u2019esistenza concreta di un\u2019unit\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fascismo, in altri termini, che a Schmitt interessa non come movimento politico e sociale, ma solo per la sua funzione all\u2019interno dello Stato, perseguendo il tentativo, quasi eroico, di mantenere e affermare la dignit\u00e0 dello Stato e dell\u2019unit\u00e0 nazionale contro il pluralismo degli interessi economici quale reazione contro le astratte spoliticizzazioni, contro il pericolo di una completa privatizzazione di tutto ci\u00f2 che \u00e8 attinente alla sfera dello Stato e del Politico, ripristinando la supremazia dello Stato nei confronti dell\u2019economia, ha agito in direzione del rinnovamento<em> <\/em>dello Stato stesso \u2013 tant\u2019\u00e8 che con buon motivo conferisce valore all\u2019essere rivoluzionari \u2013, in quanto gli ha restituito l\u2019autentica possibilit\u00e0 di tornare a essere di nuovo Stato, ovvero ormai una buona volta l\u2019unit\u00e0 politica del popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritengo che qui Schmitt abbia contribuito in maniera acuta e profonda alla complessa trama del fenomeno \u2018Rivoluzione Conservatrice\u2019. Elaborando questa nuova forma di conservatorismo, Schmitt non ha mai creduto che potesse cambiare qualcosa di essenziale, quanto piuttosto che, in un movimento rivoluzionario, differente radicalmente dall\u2019impostazione del pensiero progressista, quale stadio transitorio atto ad accelerare il di per s\u00e9 lento \u201cprocesso evolutivo\u201d, si potesse davvero e finalmente recidere con decisione le escrescenze che possono inibire la vita di una dimensione di vivere associato quale autentica unit\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio \u2013 per quanto per poco \u2013 ha voluto riconoscere questa istanza vitale nella prassi decisionale del Movimento\/Partito Nazionalsocialista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Nel contesto della Rivoluzione Conservatrice, in che modo la filosofia dell\u2019essere di Heidegger, la critica della modernit\u00e0 di J\u00fcnger e la teoria politica di Schmitt formano un\u2019unit\u00e0?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"4\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Non credo affatto che formino un\u2019unit\u00e0 e proprio per quegli elementi che mettevo in evidenza prima. Pu\u00f2 risultare interessante come, in un testo non proprio recentissimo e, tuttavia, non tanto conosciuto in ragione di una limitata circolazione, e cio\u00e8 <em>Heidegger e la rivoluzione conservatrice<\/em>,<em> <\/em>Ernst Nolte ha tracciato e definito i parametri per catalogare sotto la dicitura di Rivoluzione Conservatrice alcune tendenze del pensiero di destra tedesco nei primi due decenni del XX secolo: \u201cgi\u00e0 prima del 1914 erano riconoscibili tre fondamentali segni distintivi di un conservatorismo nuovo e rivoluzionario, ancorch\u00e9 solo a carattere tendenziale e ristretto a gruppi minoritari: 1) un deciso antimarxismo, che cercava di appropriarsi di concetti e impostazioni marxiste; 2) una radicale critica della civilizzazione, che metteva in discussione non solo il liberalismo ma anche il vecchio conservatorismo; 3) un bellicismo che nelle aspirazioni della \u2018pace universale\u2019 vedeva un attentato all\u2019esistenza degli Stati e un condizionamento della grandezza umana e dello spirito di sacrificio dell\u2019uomo\u201d (Ernst Nolte, <em>Heidegger e la rivoluzione conservatrice<\/em>, Milano, Sugarco Edizioni, 1997, p. 30).<\/p>\n\n\n\n<p>Pur nella sua limitatezza, lo schema elaborato da Nolte consente di testare e fare interagire alcuni autori, tra cui proprio Schmitt, ma si potrebbero indicare, su piani molteplici, anche Spengler, Moeller van den Bruck, i fratelli J\u00fcnger, Freyer, Niekisch e anche Heidegger. Tutti questi auspicavano una rivoluzione di destra (nel senso proprio di \u2018destra hegeliana\u2019), che avrebbe restituito alla politica e allo Stato una supremazia sull\u2019economia e sul mercato. Ovviamente \u00e8 una esemplificazione, ma mi consente di dire che il vero comun denominatore culturale, ovvero una prima e salda base teorico-speculativa, sia in materia di dottrina dello Stato che in fatto di spinta antiliberale, sia stata, in fatto di riflessione antropologica in senso stretto, quella letteratura controrivoluzionaria che va da Joseph De Maistre a Louis de Bonald, da Antoine de Rivarol a F\u00e9licit\u00e9 de Lamennais, sino al capofila Edmund Burke. Tradizione di pensiero a tutto tondo e non, quindi, esclusivamente di segno sociopolitico \u00e8 bene sottolineare, che ha letteralmente ha formato molti di questi autori tedeschi di fine Ottocento e primo Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora Rivoluzione Conservatrice di cui hanno fatto parte tutti questi \u2018cercatori\u2019 che hanno condiviso del nuovo conservatorismo le tre componenti fondamentali o anche solo una di esse e che non sono da annoverarsi n\u00e9 nelle fila dei vecchi partiti tradizionali, n\u00e9 in uno o nell\u2019altro di quei poli divisi da radicale antagonismo e che erano il partito comunista e il partito nazionalsocialista.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo scenario, la prospettiva heideggeriana e quella j\u00fcngheriana hanno giocato ruoli diversi, con rilevanza dissimile. Il <em>Discorso di Rettorato<\/em> del 1933 di Heidegger non ha fatto altro che slatentizzare l\u2019impresa totalizzante insita in ogni impresa metafisica: l\u2019essere, cos\u00ec come lo \u00e8 arrivato a pensare Heidegger, si rivela p\u00f2lemos, e non semplicemente come p\u00f2lemos; per cui p\u00f2lemos \u00e8 destino del pensiero, destino che \u00e8 in s\u00e9, nel suo disvelarsi anche storico, la coincidenza con forme (politiche) concrete le quali hanno saputo interpretarsi e dunque proporsi come questa volont\u00e0 d\u2019essenza ovvero, e in ultima istanza, come scatenamento di potenza per portare a compimento in senso proprio ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8. Ovvero l\u2019essere stesso. Come si intuisce, dal punto di vista della \u2018prassi politica\u2019, la posizione di Heidegger \u00e8 stata sostanzialmente inservibile. La sua vicenda, fondata sulla presunzione (filosofica) di poter essere il F\u00fchrer del F\u00fchrer, lo dimostra chiaramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per J\u00fcnger le cose sono state pi\u00f9 complesse e interessanti: lo sforzo del rivoluzionario da lui costruito e idealizzato dev\u2019essere quello di custodire e rilanciare quel valore attivo che si trova agli albori della forma di vita nella quale si trova a esistere e che \u00e8 stato invece allontanato e\/o respinto, qui e ora, per qualche motivo contingente. Il rivoluzionario \u00e8, dunque, un conservatore, come ben sapeva J\u00fcnger quando ha delineato i tratti della complessa figura di Antoine de Rivarol, il pensatore dell\u2019autentica conservazione in un\u2019epoca di stravolgimenti rivoluzionari: \u201cla parola \u2018conservatore\u2019 non appartiene alle creazioni felici. Racchiude un carattere che si riferisce al tempo e vincola la volont\u00e0 alla restaurazione di forme e condizioni divenute insostenibili. Oggi chi vuole conservare qualcosa \u00e8 apriori il pi\u00f9 debole. Sar\u00e0 dunque bene cercare di separare la parola dalla tradizione. Si tratta piuttosto di trovare o anche di ritrovare quel che da sempre viene posto e che rester\u00e0 alla base di un ordine salutare. Ma in questo c\u2019\u00e8 qualcosa di extratemporale, cui non si giunge n\u00e9 con un regresso n\u00e9 con un progresso. I movimenti vi ruotano attorno. Solo i mezzi e i nomi si modificano. In questo senso si deve concordare con la definizione fornita da Albert Erich G\u00fcnther, che non intende la conservazione come un \u2018restare attaccati a ci\u00f2 che era ieri ma come un vivere di ci\u00f2 che sempre vale\u2019. Ma pu\u00f2 sempre valere solo qualcosa che si sottrae al tempo. Ci\u00f2 si fa valere, e in verit\u00e0 in maniera funesta, anche quando non se ne tiene conto\u201d (Ernst J\u00fcnger (a cura di), <em>Rivarol<\/em>, Stuttgart, 1978, trad. it. <em>Rivarol. Massime di un conservatore<\/em>, Parma, Guanda, 1992, pp. 52-53).<\/p>\n\n\n\n<p>La conservazione \u00e8 un vivere di ci\u00f2 che sempre vale; la rivoluzione \u00e8, quindi, conservazione. E conservare ci\u00f2 che sempre vale \u00e8, continuativamente, rivoluzionario. Questa prospettiva di J\u00fcnger, come tutti sanno, ha sempre affascinato Adolf Hitler.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>In che modo le esperienze personali e le formazioni intellettuali di Ernst J\u00fcnger e Carl Schmitt si sono intersecate o si sono divaricate intorno a concetti centrali (tecnologia, guerra, sovranit\u00e0, unit\u00e0 politica, ecc.), soprattutto nella ricerca di un \u201cnuovo ordine politico\u201d dopo la Prima Guerra Mondiale? Inoltre, in quali testi e dibattiti concreti si pu\u00f2 vedere chiaramente come la concezione di J\u00fcnger del \u201clavoratore-tipo\u201d (Arbeiter) nell\u2019era tecnologica e la concezione di Schmitt della \u201csovranit\u00e0\u201d (Souver\u00e4nit\u00e4t) e del \u201cpolitico\u201d (das Politische) si alimentino o si contraddicano a vicenda all\u2019interno del discorso conservatore della rivoluzione?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"5\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Per Ernst J\u00fcnger, la Prima guerra mondiale ha rappresentato un\u2019esperienza esistenziale e mitica. In opere come <em>Tempeste d\u2019acciaio<\/em> (<em>In Stahlgewittern<\/em>), egli ha celebrato la guerra moderna come una forza che plasma il nuovo uomo attraverso il sacrificio, la disciplina e l\u2019eroismo. J\u00fcnger ha visto nel combattente e, successivamente, nel \u2018lavoratore\u2019 (<em>Der Arbeiter<\/em>, 1932), l\u2019incarnazione di una nuova figura antropologica capace di dominare l\u2019era tecnologica. In buona sostanza, calchi diversi di un\u2019unica immagini: il conservatore di cui dicevamo prima. Carl Schmitt, pur non essendo direttamente coinvolto nei combattimenti, ha interpretato il conflitto come un catalizzatore della crisi dello Stato liberale e come un banco di prova per la riaffermazione della sovranit\u00e0. Nel suo <em>Der Begriff des Politischen<\/em> Schmitt ha identificato il Politico con la capacit\u00e0 di distinguere tra \u2018amico\u2019 e \u2018nemico\u2019, un concetto che riflette indirettamente l\u2019intensit\u00e0 del conflitto bellico come principio costitutivo della politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi hanno condiviso una critica radicale al liberalismo, percepito come incapace di fornire un ordine stabile e di rispondere alle sfide della modernit\u00e0. Per J\u00fcnger, il liberalismo rappresentava un\u2019epoca ormai superata dalla forza impersonale della tecnica, che richiedeva una nuova figura collettiva capace di adattarsi alle esigenze dell\u2019organizzazione totale. Per Schmitt, come ho accennato in precedenza, il liberalismo aveva fallito nel garantire l\u2019autorit\u00e0 necessaria per mantenere l\u2019unit\u00e0 politica, a causa della sua inclinazione verso il compromesso e il pluralismo. J\u00fcnger e Schmitt hanno sicuramente condiviso l\u2019idea che il mondo post-bellico richiedesse un nuovo ordine. Per J\u00fcnger, questo ordine si sarebbe dovuto manifestare nell\u2019organizzazione tecnica della societ\u00e0, dove il \u2018lavoratore\u2019 sarebbe diventato il fulcro di una nuova forma di autorit\u00e0 collettiva. Per Schmitt, invece, il nuovo ordine doveva fondarsi sulla sovranit\u00e0, intesa come capacit\u00e0 decisionale ultima, incarnata in un\u2019autorit\u00e0 che si sarebbe dovuta collocare al di sopra delle divisioni interne.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi hanno riflettuto sulla necessit\u00e0 di un nuovo ordine politico, ma lo hanno fatto partendo da presupposti diversi: J\u00fcnger ha proposto una visione collettivistica e tecnologica, in cui il \u2018lavoratore\u2019 avrebbe rappresentato l\u2019essenza della modernit\u00e0. Schmitt, invece, ha sottolineato l\u2019importanza della sovranit\u00e0 e della decisione come strumenti per garantire l\u2019unit\u00e0 politica in un\u2019epoca frammentata.<\/p>\n\n\n\n<p>Come per tutti i rivoluzionar-conservatori, le esperienze personali e le formazioni intellettuali di J\u00fcnger e Schmitt si sono sicuramente intrecciate nel tentativo di rispondere alla crisi della modernit\u00e0 post-bellica ma le loro risposte, come ho brevemente provato a dire, hanno registrato punti di divergenza non trascurabili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Quale fu l\u2019impatto dell\u2019interazione e del dialogo tra Oswald Spengler e Carl Schmitt sulla formazione dell\u2019ideologia della rivoluzione conservatrice, in particolare nel contesto del tema della \u201cfine della storia\u201d e della teoria dello Stato, e quali dibattiti scaten\u00f2 questo impatto nel pi\u00f9 ampio ambiente intellettuale?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"6\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Il dialogo tra Spengler e Schmitt, pur non essendo formalizzato in un rapporto stretto, si svilupp\u00f2 attraverso l\u2019influenza reciproca delle rispettive opere. Entrambi condividevano una critica alla modernit\u00e0 liberale e una visione pessimistica sul futuro dell\u2019Occidente, ma le loro prospettive differivano nei dettagli: Spengler si concentrava sulla decadenza culturale e sulla necessit\u00e0 di un ritorno a una forma di leadership \u2018cesarista\u2019, basata su figure carismatiche; Schmitt, invece, analizzava l\u2019esigenza di un ordine politico stabile fondato sull\u2019autorit\u00e0 sovrana, quale risposta alla crisi della democrazia parlamentare.<\/p>\n\n\n\n<p>La complementarit\u00e0 di queste visioni ha sicuramente arricchito il dibattito interno alla Rivoluzione Conservatrice, fornendo una base teorica per una critica unificata al liberalismo, alla democrazia e al socialismo, sebbene non si concretizzasse in un\u2019ideologia coerente e unitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista, forse si pu\u00f2 scorgere l\u2019influenza che esercitarono: le loro idee contribuirono certamente a consolidare l\u2019opposizione intellettuale al parlamentarismo e alla visione progressista della storia, promuovendo un progetto di rifondazione politica e culturale basato sull\u2019autorit\u00e0 e sull\u2019identit\u00e0 nazionale. La loro concezione antimaterialista e la critica alla societ\u00e0 di massa li posizionarono in opposizione al marxismo, pur condividendo con quest\u2019ultimo una diagnosi della crisi della modernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo tipo \u2018interazione\u2019 tra Spengler e Schmitt ha sicuramente rappresentato un nodo centrale per la formazione di alcune concezioni della Rivoluzione Conservatrice, contribuendo a un\u2019elaborazione teorica che non solo ha influenzato il dibattito culturale dell\u2019epoca, ma ha offerto anche spunti per le successive riflessioni sulla crisi della modernit\u00e0 e della democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Alla luce delle crisi che le democrazie liberali stanno vivendo oggi, il \u201crivoluzionarismo conservatore\u201d potr\u00e0 risorgere?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol start=\"7\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Su questo sar\u00f2 lapidario: non credo nei ricorsi storici. La storia, la storia dell\u2019uomo, \u00e8 come nella sentenza di Eraclito: \u201cnon ci si bagna mai nello stesso fiume\u201d, ovvero ogni volta le condizioni in cui si determina il margine dell\u2019agire dell\u2019uomo modificano, rendendo gli effetti al pi\u00f9 simili ma mai uguali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La storia, la storia dell\u2019uomo, non \u00e8 governata da leggi naturali e necessitanti che possano replicarsi in modo identico nel tempo. Gli eventi storici sono il risultato di una complessa interazione di fattori unici, tra cui contingenze, decisioni individuali, trasformazioni culturali e scoperte tecnologiche. Ogni epoca \u00e8 plasmata da un intreccio irripetibile di circostanze, rendendo impossibile il ripetersi esatto di un evento o di un fenomeno storico. Sebbene si possano riscontrare alcune analogie tra le crisi economiche del passato e quelle contemporanee, queste somiglianze non dimostrano un ciclo inevitabile, ma piuttosto riflettono l\u2019esistenza di strutture economiche e sociali che, nel loro funzionamento, possono generare effetti omogenei in determinate condizioni. Tuttavia, i contesti in cui tali crisi si verificano sono sempre differenti: le tecnologie disponibili, le istituzioni economiche e politiche e le risposte della societ\u00e0 variano profondamente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea di un ciclo storico uniforme ignora le differenze culturali e geografiche che caratterizzano l\u2019evoluzione delle diverse societ\u00e0 umane. Le dinamiche di una civilt\u00e0 non possono essere applicate universalmente ad altre, poich\u00e9 i contesti culturali, religiosi e politici sono profondamente diversi. Anche i fenomeni apparentemente globali, come la modernizzazione o la globalizzazione, assumono forme diverse in base alle specificit\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p>I fenomeni politici attuali, dunque, che hanno fatto riemergere il tema in ballo gi\u00e0 alla fine della Prima Guerra Mondiale, ovvero la crisi (irreversibile) del pensiero liberale, meritano di essere trattati con approccio e categorie aggiornate, ragion per cui penso proprio che non sia possibile parlare e pensare a un \u2018Rivoluzionarismo conservatore\u2019 4.0\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo di Gianluca Giannini in Ripensare Carl Schmitt tra i materiali della Rivoluzione Conservatrice, Materiali di O.M. Gnerre ha attirato la mia attenzione in questo contesto. Carl Schmitt e le sue idee sono ancora oggi oggetto di dibattito. Questo aspetto di Schmitt come rivoluzionario conservatore \u00e8 spesso trascurato nelle discussioni su di lui. 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