{"id":2917,"date":"2026-05-05T22:44:49","date_gmt":"2026-05-05T19:44:49","guid":{"rendered":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/?p=2917"},"modified":"2026-05-05T22:57:45","modified_gmt":"2026-05-05T19:57:45","slug":"elisa-dannibale-di-erst-nolte-la-storia-diventa-il-luogo-in-cui-la-filosofia-puo-verificare-se-stessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/index.php\/2026\/05\/05\/elisa-dannibale-di-erst-nolte-la-storia-diventa-il-luogo-in-cui-la-filosofia-puo-verificare-se-stessa\/","title":{"rendered":"Elisa D&#8217;annibale: Di Erst Nolte la storia diventa il luogo in cui la filosofia pu\u00f2 verificare se stessa"},"content":{"rendered":"\n<p>Ho condotto un&#8217;intervista su Ernst Nolte, uno degli storici pi\u00f9 controversi ma altrettanto influenti del XX secolo. Allievo di Martin Heidegger, passato dalla filosofia alla storia, Nolte si \u00e8 distinto in particolare per la sua tesi sulla &#8220;Guerra civile europea&#8221; e per la sua posizione durante l&#8217;Historikerstreit (la disputa tra gli storici). Anche il suo rapporto intellettuale con Ernst J\u00fcnger ha rappresentato una parte fondamentale del suo universo di pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne abbiamo parlato con <a href=\"https:\/\/www.studigermanici.it\/ricerca\/ricercatori\/elisa-dannibale\/\">Elisa D&#8217;Annibale<\/a>, ricercatrice di ruolo presso l&#8217;Istituto Italiano di Studi Germanici dal 2021. \u00c8 l&#8217;autrice del libro <em>Ernst Nolte tra politica e storia. Un inedito per il centenario <a href=\"https:\/\/www.studigermanici.it\/ernst-nolte-tra-politica-e-storia-uninedito-per-il-centenario-jungeriano\/\">j\u00fcngeriano<\/a><\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Ernst Nolte \u00e8 considerato uno degli storici pi\u00f9 controversi ma, allo stesso tempo, pi\u00f9 influenti del XX secolo. Secondo Lei, quali sono gli elementi fondamentali che lo rendono cos\u00ec rilevante e diverso dai suoi contemporanei?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"329\" height=\"500\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2918\" style=\"aspect-ratio:0.6579893121660052;width:187px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1-1.jpg 329w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/1-1-197x300.jpg 197w\" sizes=\"auto, (max-width: 329px) 100vw, 329px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Ernst Nolte \u00e8 una figura che sfugge alle classificazioni tradizionali della storiografia novecentesca perch\u00e9 il suo lavoro si colloca costantemente in una zona di confine tra storia e filosofia. Questo \u00e8 il primo elemento che ne spiega al tempo stesso la rilevanza e la distanza rispetto a molti suoi contemporanei: Nolte non concepisce la storiografia come mera ricostruzione empirica degli eventi, ma come un tentativo di interpretare i processi storici attraverso categorie teoriche di lungo periodo, sottoponendo queste stesse categorie alla verifica dell\u2019esperienza storica .<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, il suo metodo \u00e8 profondamente originale. Esso non \u00e8 n\u00e9 puramente storicistico n\u00e9 puramente speculativo, ma si configura come una forma di \u201cstoria filosofica del contemporaneo\u201d, nella quale biografie intellettuali, movimenti politici e strutture ideologiche diventano veri e propri laboratori interpretativi. \u00c8 proprio questa impostazione a renderlo diverso, ad esempio, da una storiografia pi\u00f9 empirico-documentaria o da approcci strettamente politico-istituzionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo elemento decisivo \u00e8 rappresentato dalle sue categorie interpretative, in particolare quella di \u201cguerra civile europea\u201d \u2013 poi ampliata nella nozione di \u201cguerra civile mondiale\u201d. Con questa chiave di lettura, Nolte propone una visione del Novecento come spazio unitario di conflitto ideologico tra bolscevismo e fascismo, rompendo sia le letture nazionali sia quelle rigidamente cronologiche. Si tratta di un paradigma fortemente ambizioso, che ha il merito di restituire una dimensione comparativa e transnazionale allo studio dei totalitarismi, ma che al tempo stesso introduce elementi di rigidit\u00e0 e semplificazione, proprio perch\u00e9 tende a ricondurre fenomeni complessi a una matrice interpretativa unitaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Un terzo aspetto, altrettanto rilevante, riguarda la sua posizione nel dibattito storiografico. Nolte \u00e8 uno storico che incide profondamente gi\u00e0 dagli anni Sessanta \u2013 basti pensare a I tre volti del fascismo \u2013 ma che viene progressivamente identificato quasi esclusivamente con la controversia dello Historikerstreit del 1986. Questa riduzione ha contribuito a oscurare la portata complessiva della sua opera, che invece attraversa diversi decenni e affronta nodi centrali della modernit\u00e0 europea: il rapporto tra fascismo e bolscevismo, il problema del totalitarismo, il nesso tra ideologia e violenza, il ruolo della filosofia nella comprensione storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, ci\u00f2 che rende Nolte particolarmente influente \u00e8 la sua capacit\u00e0 di porre domande radicali, anche a costo di esporsi a critiche molto dure. La sua storiografia non \u00e8 mai neutra o descrittiva: \u00e8 una storiografia problematica, che costringe il lettore a confrontarsi con le fratture del Novecento. Proprio questa tensione \u2013 tra ambizione interpretativa e rischio di forzatura \u2013 spiega perch\u00e9 Nolte sia rimasto uno degli autori pi\u00f9 discussi, ma anche uno dei pi\u00f9 stimolanti del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>In quanto allievo di Martin Heidegger, Nolte approda alla storia partendo dalla filosofia. Quale motivazione intellettuale si cela dietro questo passaggio? In che modo, e a quale livello concettuale, la filosofia di Heidegger ha influenzato la metodologia storica di Nolte?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"356\" height=\"502\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Heidegger_2_1960-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2919\" style=\"aspect-ratio:0.7091542938960999;width:195px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Heidegger_2_1960-1.jpg 356w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Heidegger_2_1960-1-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 356px) 100vw, 356px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Heiddegger<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il passaggio di Nolte dalla filosofia alla storia non va letto come una semplice scelta disciplinare, ma come l\u2019esito coerente di un problema teorico. Formatosi nell\u2019orizzonte heideggeriano, Nolte eredita una concezione della filosofia che non pu\u00f2 pi\u00f9 limitarsi alla speculazione astratta: in Heidegger, infatti, la storicit\u00e0 \u00e8 la dimensione originaria dell\u2019esistenza. Comprendere il presente significa quindi confrontarsi con i processi storici nei quali esso si \u00e8 costituito. \u00c8 precisamente questo il punto di partenza di Nolte: la storia diventa il luogo in cui la filosofia pu\u00f2 verificare se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>La motivazione intellettuale del suo passaggio alla storia \u00e8 dunque radicale: Nolte si rivolge ai fenomeni del Novecento \u2014 fascismo, bolscevismo, totalitarismo \u2014 non come oggetti autonomi, ma come manifestazioni della crisi della modernit\u00e0 europea. In questo senso, la sua operazione si distingue nettamente da quella di molta storiografia del secondo dopoguerra, che tendeva a frammentare il campo in ambiti sempre pi\u00f9 specialistici. Nolte compie invece il movimento opposto: tenta di restituire unit\u00e0 teorica al secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019influenza di Heidegger si coglie non tanto nei contenuti, quanto nella struttura del metodo. In primo luogo, nella centralit\u00e0 delle categorie interpretative: Nolte costruisce concetti \u2014 \u201cfascismo\u201d, \u201cguerra civile europea\u201d, \u201cguerra civile mondiale\u201d \u2014 che organizzano il materiale storico entro un quadro di senso. In secondo luogo, nella ricerca di nessi essenziali: il rapporto tra bolscevismo e fascismo non \u00e8 per lui una semplice successione cronologica, ma una relazione strutturale che definisce il campo di tensione del Novecento. Infine, nella concezione della storia come totalit\u00e0 problematica, attraversata da una logica interna che lo storico deve portare alla luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio su questo terreno si colloca anche il confronto di Nolte con il cosiddetto \u201ccaso Heidegger\u201d. La pubblicazione del volume di V\u00edctor Far\u00edas, Heidegger e il nazismo (1987), aveva infatti riaperto in modo clamoroso il dibattito sul rapporto tra filosofia e politica nel pensiero heideggeriano, spingendo molti interpreti a leggere l\u2019intera opera alla luce del suo coinvolgimento con il nazionalsocialismo. Nolte interviene indirettamente in questa discussione con il suo volume del 1992, <em>Martin Heidegger. Politik und Geschichte im Leben und Denken<\/em>, in cui propone una lettura pi\u00f9 complessa e meno riduttiva. Ci\u00f2 che emerge da questo lavoro \u00e8 estremamente significativo per comprendere anche la sua metodologia storica. Nolte non nega il problema del rapporto tra Heidegger e il nazionalsocialismo, ma rifiuta di ridurre la filosofia a semplice espressione di una scelta politica contingente. Al contrario, insiste sulla necessit\u00e0 di cogliere l\u2019intreccio \u2014 spesso problematico e non risolto \u2014 tra pensiero filosofico e contingenza storica. \u00c8 esattamente lo stesso approccio che egli applica al Novecento: non separare mai completamente le idee dal loro contesto, ma nemmeno dissolverle in esso.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, il confronto con Far\u00edas \u00e8 rivelatore. Laddove Far\u00edas tende a stabilire un nesso diretto e quasi deterministico tra filosofia e nazionalsocialismo, Nolte introduce una prospettiva pi\u00f9 articolata, attenta alle mediazioni, alle ambivalenze e alle trasformazioni nel tempo. Questa differenza non riguarda solo Heidegger, ma riflette due modi opposti di intendere il rapporto tra pensiero e storia: uno riduttivo e lineare, l\u2019altro problematico e strutturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto con altri storici chiarisce ulteriormente la specificit\u00e0 di Nolte. Se si pensa a De Felice, ad esempio, si coglie una divergenza decisiva: pur condividendo un interesse per interpretazioni non convenzionali del fascismo, De Felice rimane ancorato a un metodo fondato sulla verifica documentaria e sulla distinzione dei contesti. Nolte, invece, lascia che la categoria teorica preceda e orienti l\u2019analisi empirica. Analogamente, rispetto alla storiografia tedesca del dopoguerra \u2014 spesso prudente e diffidente verso le grandi sintesi \u2014 Nolte appare come una figura anomala, che rivendica la necessit\u00e0 di interpretare il Novecento come un processo unitario.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, l\u2019eredit\u00e0 di Heidegger in Nolte non consiste in un trasferimento diretto di contenuti, ma in un atteggiamento teorico: la convinzione che la storia debba essere pensata, e non soltanto ricostruita. Il confronto con il dibattito aperto da Far\u00edas e la riflessione sviluppata nel volume del 1992 mostrano con chiarezza come Nolte cerchi costantemente di tenere insieme filosofia e storia, evitando tanto la separazione quanto la riduzione dell\u2019una all\u2019altra. \u00c8 proprio questa tensione \u2014 tra ambizione teorica e rischio di forzatura \u2014 a rendere la sua storiografia al tempo stesso cos\u00ec originale e cos\u00ec controversa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Qual era l&#8217;approccio di Nolte verso il movimento della &#8220;Rivoluzione Conservatrice&#8221; (Konservative Revolution)? Perch\u00e9 nutriva un tale interesse per questo fenomeno e per le sue figure chiave?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"578\" height=\"900\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/la_rivoluzione_conservatrice_1-1.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-2920\" style=\"aspect-ratio:0.6422160106946301;width:120px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/la_rivoluzione_conservatrice_1-1.webp 578w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/la_rivoluzione_conservatrice_1-1-193x300.webp 193w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/la_rivoluzione_conservatrice_1-1-500x779.webp 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L\u2019interesse di Nolte per la cosiddetta \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d non \u00e8 n\u00e9 antiquario n\u00e9 meramente ricostruttivo: \u00e8, ancora una volta, teorico. Nolte non guarda a questo insieme eterogeneo di autori e correnti \u2014 da J\u00fcnger a Moeller van den Bruck, fino a Schmitt \u2014 come a un semplice episodio della storia intellettuale tedesca, ma come a un laboratorio in cui si formano alcune delle categorie decisive del Novecento europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che lo attrae \u00e8 il carattere liminale di questo fenomeno. La \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d rappresenta, nella sua lettura, uno spazio intermedio tra tradizione e modernit\u00e0, tra rifiuto dell\u2019ordine liberale e ricerca di nuove forme politiche. Non \u00e8 ancora nazionalsocialismo, ma non \u00e8 pi\u00f9 nemmeno conservatorismo classico: \u00e8 una zona di transizione in cui si radicalizzano le risposte alla crisi della modernit\u00e0. \u00c8 proprio questa ambiguit\u00e0 a renderla, per Nolte, storicamente decisiva.<\/p>\n\n\n\n<p>La motivazione del suo interesse \u00e8 dunque strettamente legata al problema centrale della sua riflessione: comprendere l\u2019origine e la natura del fascismo. In questo senso, la \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d gli appare come un momento genetico, o meglio come un contesto di elaborazione ideologica senza il quale il fascismo non pu\u00f2 essere pienamente compreso. Non si tratta di stabilire una linea di continuit\u00e0 diretta e meccanica, ma di individuare un campo di possibilit\u00e0, un orizzonte culturale entro cui si sviluppano determinate forme di pensiero politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta, \u00e8 decisivo il metodo. Nolte legge questi autori non semplicemente come individui, ma come sintomi storici. Le loro opere diventano documenti privilegiati per cogliere la trasformazione delle categorie politiche e antropologiche del Novecento. In questo senso, la scelta di soffermarsi su figure come J\u00fcnger o Schmitt non \u00e8 casuale: entrambi rappresentano, seppur in modi diversi, tentativi estremi di pensare la crisi della modernit\u00e0 e di rispondere alla sfida rappresentata dal bolscevismo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che emerge il nesso pi\u00f9 profondo con la sua interpretazione generale del secolo. Nolte individua nella \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d una delle prime articolazioni di quella che diventer\u00e0 la dinamica centrale del Novecento: il confronto radicale tra ideologie totalizzanti. Il suo interesse per questi autori deriva dal fatto che essi anticipano, sul piano teorico, quella \u201cguerra civile europea\u201d che egli individuer\u00e0 come chiave interpretativa del periodo 1917\u20131945.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, proprio su questo punto si gioca anche l\u2019ambiguit\u00e0 della sua posizione. Nolte tende a leggere la \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d in funzione del suo esito storico, cio\u00e8 alla luce del fascismo e del nazionalsocialismo. Questo approccio consente di cogliere connessioni profonde, ma comporta anche il rischio di retroproiettare significati e di ridurre la complessit\u00e0 di un fenomeno che fu tutt\u2019altro che unitario. In altri termini, la forza della sua interpretazione \u2014 la capacit\u00e0 di inserire queste figure in un quadro complessivo \u2014 \u00e8 anche il suo limite.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto con altri approcci storiografici chiarisce ulteriormente questo punto. Una parte significativa della storiografia tedesca, soprattutto a partire dagli anni Settanta, ha insistito sulla pluralit\u00e0 interna della \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d, sottolineandone le differenze, le tensioni e le discontinuit\u00e0. Nolte, invece, privilegia ci\u00f2 che unisce queste esperienze: la comune risposta alla crisi della modernit\u00e0 liberale e la ricerca di un\u2019alternativa radicale. \u00c8 una scelta interpretativa che sacrifica la microanalisi in favore della costruzione di un quadro teorico pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si guarda poi al confronto con De Felice, emerge un\u2019ulteriore differenza: mentre Nolte tende a leggere le correnti intellettuali come momenti di una dinamica ideologica generale, De Felice mantiene una maggiore attenzione alla specificit\u00e0 dei contesti nazionali e alla dimensione politico-sociale dei fenomeni. Anche in questo caso, Nolte appare pi\u00f9 filosofo della storia che storico in senso stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, l\u2019interesse di Nolte per la \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d si spiega con la sua esigenza di individuare i luoghi in cui la modernit\u00e0 entra in crisi e genera risposte radicali. Non \u00e8 un interesse neutro: \u00e8 parte di un progetto pi\u00f9 ampio, quello di leggere il Novecento come un campo di tensione ideologica globale. Ed \u00e8 proprio questa impostazione che rende la sua interpretazione al tempo stesso estremamente stimolante e inevitabilmente controversa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Perch\u00e9 durante la &#8220;Disputa tra gli storici&#8221; (Historikerstreit), Nolte divenne bersaglio di critiche cos\u00ec feroci? Le obiezioni sollevate dai suoi critici, in primis da J\u00fcrgen Habermas, riguardavano pi\u00f9 il metodo storiografico o le implicazioni politiche del suo modo di interpretare il passato tedesco?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"638\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/boekenbalie_9783492108164_cover-1-638x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2921\" style=\"aspect-ratio:0.6230411230640116;width:161px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/boekenbalie_9783492108164_cover-1-638x1024.jpg 638w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/boekenbalie_9783492108164_cover-1-187x300.jpg 187w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/boekenbalie_9783492108164_cover-1-500x802.jpg 500w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/boekenbalie_9783492108164_cover-1.jpg 748w\" sizes=\"auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nolte divenne il bersaglio di critiche cos\u00ec feroci durante lo Historikerstreit perch\u00e9 il suo intervento non si limitava a proporre una nuova interpretazione del nazionalsocialismo, ma toccava il punto pi\u00f9 sensibile della cultura storica della Germania federale: il rapporto tra spiegazione storica e giudizio morale. In altre parole, ci\u00f2 che veniva messo in discussione non era soltanto un problema storiografico, ma il modo stesso in cui la Germania del dopoguerra aveva costruito la propria identit\u00e0 attraverso il confronto con il passato nazista.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi di Nolte \u2014 nella sua formulazione pi\u00f9 discussa \u2014 introduceva un nesso tra bolscevismo e nazionalsocialismo, suggerendo che quest\u2019ultimo potesse essere letto, almeno in parte, come una risposta al primo. Inserita nel quadro pi\u00f9 ampio della \u201cguerra civile europea\u201d, questa interpretazione implicava una comparabilit\u00e0 tra fenomeni che una parte significativa della storiografia e della cultura pubblica tendeva invece a tenere separati, soprattutto per quanto riguarda la Shoah . Non si trattava semplicemente di stabilire analogie, ma di ridefinire la posizione del nazionalsocialismo all\u2019interno della storia del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che si comprende la radicalit\u00e0 della reazione. Formalmente, le obiezioni sollevate dai critici \u2014 e in primo luogo da J\u00fcrgen Habermas \u2014 si presentano come critiche metodologiche: Nolte viene accusato di costruire nessi causali non sufficientemente fondati, di operare con categorie troppo ampie, di forzare la comparazione storica fino a produrre una lettura riduttiva. Tuttavia, fermarsi a questo livello sarebbe fuorviante. Il cuore del conflitto non \u00e8 metodologico, ma politico-culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Habermas coglie con grande lucidit\u00e0 che la questione non riguarda soltanto il modo di fare storia, ma il modo in cui la storia incide nello spazio pubblico. La sua critica si muove su un piano diverso da quello di Nolte: non si limita a contestare la validit\u00e0 di una tesi, ma ne mette in discussione gli effetti. Il punto centrale \u00e8 il timore che una simile impostazione possa produrre una \u201cnormalizzazione\u201d del passato nazista, cio\u00e8 reinserirlo in una dinamica storica comparabile e quindi, almeno in parte, relativizzabile. In questo senso, la polemica contro Nolte \u00e8 anche una difesa di un principio: l\u2019irriducibilit\u00e0 della Shoah a categorie storiche ordinarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa divergenza riflette due concezioni profondamente diverse della storiografia. Da un lato, Nolte rivendica una storia come campo di indagine teorica, che non pu\u00f2 rinunciare alla comparazione e alla costruzione di nessi di lungo periodo, anche quando questi risultano scomodi o destabilizzanti. Dall\u2019altro, Habermas difende una concezione della storia che, nel caso tedesco, ha inevitabilmente anche una funzione normativa: la memoria del nazionalsocialismo non \u00e8 soltanto un oggetto di conoscenza, ma un fondamento etico della democrazia postbellica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo intreccio che si spiega la violenza del dibattito. Lo Historikerstreit non \u00e8 uno scontro tra interpretazioni equivalenti, ma tra due modi di intendere il rapporto tra storia e politica. Nolte, coerentemente con la sua formazione filosofica, tende a considerare la storia come uno spazio di interrogazione radicale, in cui anche le categorie pi\u00f9 consolidate possono essere rimesse in discussione. Habermas, invece, insiste sul fatto che, in un contesto come quello tedesco, la libert\u00e0 dell\u2019indagine storica non pu\u00f2 essere separata dalla responsabilit\u00e0 politica delle sue implicazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge un ulteriore elemento, spesso sottovalutato: il contesto storiografico della Germania del dopoguerra. Dopo il 1945, si era progressivamente affermata una linea interpretativa prudente, segnata da una diffidenza nei confronti delle grandi sintesi teoriche e da una forte attenzione alla specificit\u00e0 del nazionalsocialismo. Nolte rompe questo equilibrio: reintroduce una prospettiva globale, riapre la questione della comparazione tra totalitarismi e, soprattutto, tenta di reinserire il nazionalsocialismo in una storia pi\u00f9 ampia della modernit\u00e0 europea. \u00c8 questo gesto, prima ancora delle singole tesi, a risultare destabilizzante.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, la figura di Nolte appare profondamente ambivalente. Da un lato, egli restituisce alla storiografia una funzione forte, teorica, capace di interrogare il senso complessivo del Novecento; dall\u2019altro, sottovaluta la specificit\u00e0 del contesto in cui interviene, cio\u00e8 il fatto che, in Germania, il passato nazista non \u00e8 mai solo un problema storico, ma un nodo identitario e politico. \u00c8 proprio questa tensione irrisolta a trasformare una controversia accademica in uno scontro pubblico di straordinaria intensit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, le critiche rivolte a Nolte non possono essere ricondotte n\u00e9 esclusivamente al metodo n\u00e9 esclusivamente alla politica: nascono nel punto in cui i due livelli si sovrappongono. Ed \u00e8 forse questo il dato pi\u00f9 significativo dello Historikerstreit: aver mostrato con estrema chiarezza che, nel caso del Novecento tedesco, ogni interpretazione storica \u00e8 inevitabilmente anche una presa di posizione sul presente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Venendo al tema centrale del Suo libro: come \u00e8 nato il dialogo tra Ernst J\u00fcnger ed Ernst Nolte? In che modo queste due figure si sono influenzate a vicenda?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"712\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1-712x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2922\" style=\"aspect-ratio:0.6953078507667658;width:191px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1-712x1024.jpg 712w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1-209x300.jpg 209w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1-768x1105.jpg 768w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1-1000x1438.jpg 1000w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1-500x719.jpg 500w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/EN_cover-1068x1536-1.jpg 1068w\" sizes=\"auto, (max-width: 712px) 100vw, 712px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il dialogo tra Ernst J\u00fcnger ed Ernst Nolte non nasce come un rapporto diretto e continuativo nel senso tradizionale del termine, ma come un confronto intellettuale che si sviluppa nel tempo e che trova un punto di condensazione particolarmente significativo nell\u2019inedito del 1995 riportato in appendice al volume. \u00c8 proprio l\u2019analisi di questo testo a mostrare come, pi\u00f9 che un semplice omaggio, esso rappresenti una tappa della riflessione noltiana, in cui la figura di J\u00fcnger diventa un vero e proprio strumento teorico.<\/p>\n\n\n\n<p>Un elemento interessante riguarda la genesi editoriale di questo saggio. Il testo di Nolte su J\u00fcnger era stato infatti concepito per essere pubblicato su \u00abLa Voce\u00bb di Indro Montanelli per i cento anni dello scrittore. Questo dato non \u00e8 secondario: colloca l\u2019intervento di Nolte in uno spazio pubblico preciso, quello del giornalismo culturale italiano, e mostra come egli intendesse rivolgersi non soltanto a un pubblico accademico, ma a un pi\u00f9 ampio orizzonte europeo. Il fatto che il testo non sia stato pubblicato e sia rimasto a lungo inedito accentua ulteriormente il suo valore. Ci restituisce un Nolte che, ancora negli anni Novanta, continua a misurarsi con le figure chiave del Novecento e sceglie J\u00fcnger come interlocutore privilegiato per ripensare, ancora una volta, il senso del secolo. In questo senso, il saggio si colloca non ai margini, ma al centro della sua parabola intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Nolte, infatti, J\u00fcnger non \u00e8 soltanto uno scrittore o un testimone del secolo, ma una figura paradigmatica attraverso cui leggere la crisi della modernit\u00e0. \u00c8 questo il punto decisivo: il loro \u201cdialogo\u201d si colloca a un livello concettuale pi\u00f9 che biografico. Nolte interpreta J\u00fcnger come una delle espressioni pi\u00f9 radicali di quella trasformazione antropologica e politica che attraversa il Novecento, e lo inserisce all\u2019interno del quadro della \u201cguerra civile europea\u201d, poi ampliata nella dimensione della \u201cguerra civile mondiale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso, si pu\u00f2 dire che l\u2019influenza di J\u00fcnger su Nolte \u00e8 soprattutto indiretta ma profonda. J\u00fcnger offre a Nolte un materiale privilegiato: le sue opere rappresentano una sorta di laboratorio esperienziale in cui si manifestano, in forma quasi esemplare, le tensioni del Novecento \u2014 dalla centralit\u00e0 dell\u2019esperienza bellica alla riflessione sulla tecnica, fino alle ambivalenze del rapporto con il nazionalsocialismo.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, l\u2019influenza procede anche in senso inverso, sebbene in modo pi\u00f9 limitato. Nolte contribuisce a ridefinire la collocazione di J\u00fcnger all\u2019interno della storia del Novecento, sottraendolo a letture puramente letterarie e inserendolo in una prospettiva storico-filosofica pi\u00f9 ampia. J\u00fcnger diventa cos\u00ec, attraverso Nolte, non solo un autore controverso, ma una figura teoricamente decisiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto pi\u00f9 interessante, tuttavia, \u00e8 il modo in cui Nolte utilizza J\u00fcnger. Non si limita a interpretarlo: lo \u201cmette alla prova\u201d. La biografia intellettuale di J\u00fcnger diventa per Nolte un banco di verifica delle proprie categorie interpretative. Il concetto di \u201cguerra civile mondiale\u201d, ad esempio, non \u00e8 semplicemente applicato a J\u00fcnger, ma si chiarisce e si rafforza proprio attraverso questa analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso tempo, questo rapporto mette in luce anche i limiti dell\u2019approccio noltiano. La tendenza a ricondurre J\u00fcnger a uno schema interpretativo unitario rischia talvolta di attenuarne la complessit\u00e0 e le discontinuit\u00e0, di appiattire le ambivalenze e le trasformazionni del suo percorso. J\u00fcnger \u00e8 una figura attraversata da profonde discontinuit\u00e0, mentre Nolte tende a ricondurle a una coerenza pi\u00f9 ampia. Ancora una volta, la forza sistematica del metodo coincide con il suo punto critico.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, il dialogo tra J\u00fcnger e Nolte non \u00e8 tanto quello tra due autori legati da un\u2019influenza diretta, quanto quello tra due modalit\u00e0 diverse di interrogare il Novecento. J\u00fcnger lo attraversa come esperienza vissuta e scritta; Nolte lo ricostruisce come problema teorico. Il fatto che questo confronto prenda forma anche in un testo destinato a \u00abLa Voce\u00bb di Montanelli \u2014 cio\u00e8 a uno spazio pubblico italiano \u2014 mostra con particolare evidenza come tale dialogo appartenga a una dimensione pienamente europea, in cui storia, filosofia e cultura politica continuano a intrecciarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Sia nel passato recente che oggi, si nota in Italia una vastissima letteratura sulla Rivoluzione Conservatrice e sui suoi principali esponenti. Su quale base storica e intellettuale poggia, secondo Lei, questo profondo interesse italiano per tali tematiche?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"200\" height=\"293\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Delio_Cantimori-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2924\" style=\"aspect-ratio:0.6826302597194817;width:181px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Delio Cantimori<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Si tratta di una questione complessa, alla quale cerco di rispondere proponendo una mia interpretazione. L\u2019ampiezza della letteratura italiana sulla \u201cRivoluzione. Conservatrice\u201d si pu\u00f2 sppiegare a parere mio tenendo insieme una doppia specificit\u00e0: quella della storia politica italiana e quella della sua tradizione intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano storico, l\u2019Italia \u00e8 uno dei pochi Paesi europei che ha conosciuto un\u2019esperienza fascista autoctona e precoce. Questo ha prodotto, gi\u00e0 nel dopoguerra, l\u2019esigenza di interrogare non solo il fascismo come fenomeno politico, ma le sue radici culturali ed europee. In questo quadro, la \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d tedesca \u00e8 apparsa come un terreno privilegiato: non perch\u00e9 coincida con il fascismo, ma perch\u00e9 consente di collocarlo entro una pi\u00f9 ampia crisi della modernit\u00e0 liberale. L\u2019interesse italiano nasce dunque da una necessit\u00e0 interpretativa: uscire da una lettura puramente nazionale del fascismo e comprenderlo dentro un orizzonte europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo non basta. C\u2019\u00e8 una ragione pi\u00f9 profonda, che riguarda la struttura stessa della cultura italiana del Novecento. A differenza di altri contesti, in Italia si \u00e8 mantenuta pi\u00f9 a lungo una forte permeabilit\u00e0 tra storia, filosofia e teoria politica. \u00c8 dentro questa tradizione che si colloca l\u2019attenzione precoce di figure come Delio Cantimori che si \u00e8 confrontato direttamente con quelle correnti proprio mentre prendevano forma o venivano rielaborate. Si pensi a tutta la pubblicistica cantimoriana degli anni Venti e Trenta. La \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d \u00e8 stata letta non solo come oggetto storico, ma come luogo teorico in cui si concentrano questioni decisive: il rapporto tra crisi e decisione, tra tecnica e politica, tra nichilismo e ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo spiega anche una differenza fondamentale rispetto alla Germania. Nel contesto tedesco, queste tematiche sono state a lungo gravate dal peso del nazionalsocialismo e quindi sottoposte a una forte tensione politica e memoriale. In Italia, invece, pur dentro un confronto tutt\u2019altro che neutro con il fascismo, esse hanno potuto essere affrontate con una maggiore libert\u00e0 teorica. Ci\u00f2 ha favorito una ricezione pi\u00f9 ampia, ma anche pi\u00f9 ambigua: pi\u00f9 aperta alla riflessione concettuale, talvolta meno vincolata alla rigorosa contestualizzazione storica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo spazio che si inserisce anche la fortuna di autori come J\u00fcnger o Schmitt. Essi vengono letti non soltanto per ci\u00f2 che rappresentano storicamente, ma perch\u00e9 offrono categorie per pensare il Novecento nel suo insieme. In altre parole, la loro ricezione in Italia \u00e8 meno \u201carchivistica\u201d e pi\u00f9 teorica.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui sta il punto decisivo. L\u2019interesse italiano per la \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d non nasce da una fascinazione ideologica, come talvolta si \u00e8 detto in modo superficiale, ma da un\u2019esigenza conoscitiva precisa: comprendere la crisi della modernit\u00e0 europea senza ridurla n\u00e9 a una sequenza di eventi nazionali n\u00e9 a un semplice schema interpretativo. \u00c8 una tradizione di studi che, nel bene e nel male, non ha mai rinunciato a tenere insieme storia e teoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo motivo, pi\u00f9 che un fenomeno editoriale, si tratta di un indicatore culturale. Segnala che, in Italia, la domanda sul Novecento non \u00e8 mai stata del tutto chiusa. E se questa letteratura continua a crescere, \u00e8 perch\u00e9 quella domanda \u2014 come pensare insieme politica, storia e crisi della modernit\u00e0 \u2014 resta ancora, in larga misura, senza una risposta definitiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho condotto un&#8217;intervista su Ernst Nolte, uno degli storici pi\u00f9 controversi ma altrettanto influenti del XX secolo. Allievo di Martin Heidegger, passato dalla filosofia alla storia, Nolte si \u00e8 distinto in particolare per la sua tesi sulla &#8220;Guerra civile europea&#8221; e per la sua posizione durante l&#8217;Historikerstreit (la disputa tra gli storici). 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