{"id":3079,"date":"2026-07-21T08:26:47","date_gmt":"2026-07-21T05:26:47","guid":{"rendered":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/?p=3079"},"modified":"2026-07-21T08:27:22","modified_gmt":"2026-07-21T05:27:22","slug":"francesco-ingravalle-la-filosofia-sociale-di-spann-e-unontologia-della-conservazione-dei-principi-di-un-mondo-che-non-esiste-piu-e-che-si-tratta-di-far-esistere-di-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/index.php\/2026\/07\/21\/francesco-ingravalle-la-filosofia-sociale-di-spann-e-unontologia-della-conservazione-dei-principi-di-un-mondo-che-non-esiste-piu-e-che-si-tratta-di-far-esistere-di-nuovo\/","title":{"rendered":"Francesco Ingravalle: La filosofia sociale di Spann \u00e8 un\u2019ontologia della conservazione dei principi di un mondo che non esiste pi\u00f9 e che si tratta di far esistere di nuovo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pensiero di Othmar Spann, articolato attorno all\u2019universalismo anti-individualista e allo Stato corporativo (corporativismo), ha costituito, insieme alla scuola&nbsp;<em>Spannkreis<\/em>&nbsp;che si \u00e8 formata attorno alla sua cattedra universitaria, uno dei nuclei pi\u00f9 originali ed efficaci del movimento della Rivoluzione Conservatrice del XX secolo. Abbiamo realizzato un\u2019ampia intervista con l\u2019accademico Francesco Ingravalle, traduttore in italiano dell\u2019opera di Spann intitolata&nbsp;<em>Breve storia delle teorie economiche<\/em>, incentrata sulle profondit\u00e0 di questa eredit\u00e0 intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Che cos\u2019\u00e8 la teoria dell\u2019\u201cuniversalismo\u201d (Universalismus), che occupa un posto centrale nella filosofia di Othmar Spann? In che modo questa teoria gli ha conferito una posizione originale all\u2019interno del movimento della Rivoluzione Conservatrice, distinguendolo dagli altri pensatori?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"627\" height=\"1000\" src=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/71oFpohNqTL._AC_UF10001000_QL80_.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3080\" style=\"aspect-ratio:0.6270441610834955;width:150px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/71oFpohNqTL._AC_UF10001000_QL80_.jpg 627w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/71oFpohNqTL._AC_UF10001000_QL80_-188x300.jpg 188w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/71oFpohNqTL._AC_UF10001000_QL80_-500x797.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 627px) 100vw, 627px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conviene iniziare con una constatazione che leggiamo in Karl Marx, <em>Introduzione alla critica dell\u2019economia politica<\/em> (1857): \u201cQuanto pi\u00f9 risaliamo indietro nella storia, tanto pi\u00f9 l\u2019individuo che produce appare privo di autonomia, parte di un insieme pi\u00f9 grande: dapprima ancora in modo del tutto naturale nella famiglia e nella trib\u00f9 come famiglia allargata; pi\u00f9 tardi nelle varie forme della comunit\u00e0, sorta dal contrasto e dalla fusione delle trib\u00f9. Solo nel XVIII secolo, nella \u201csociet\u00e0 civile\u201d, le differenti forme dei nessi sociali si presentano al singolo come puro mezzo per i suoi fini privati, come una necessit\u00e0 esteriore [\u2026]. L\u2019essere umano \u00e8 nel senso pi\u00f9 letterale del termine uno <em>z\u00f2on<\/em> <em>politik\u00f2n<\/em> (animale politico), non solo un animale sociale, bens\u00ec un animale che pu\u00f2 isolarsi solo nella societ\u00e0.\u201d Questo testo di Marx fu pubblicato soltanto nel 1903 da Karl Kautsky. Esso rinvia, implicitamente, alla critica che Hegel ha sviluppato nei confronti del diritto naturale moderno soprattutto nei <em>Lineamenti<\/em> <em>di<\/em> <em>filosofia<\/em> <em>del<\/em> <em>diritto<\/em> e alla critica del diritto naturale e dell\u2019economia politica di Adam Smith sviluppata da Adam M\u00fcller in Die <em>Elemente<\/em> <em>der<\/em> <em>Staatskunst<\/em> (1809). Marx, Hegel Adam M\u00fcller: tutti volti di quella critica della societ\u00e0 industriale borghese che dell\u2019individualismo ha fatto la propria ideologia e di cui, nel XX secolo Othmar Spann \u00e8 stato importante rappresentante con la sua teoria dell\u2019<em>universalismo<\/em>. La pi\u00f9 chiara esposizione delle sue vedute \u00e8 contenuto in <em>Der<\/em> <em>wahre<\/em> <em>Staat<\/em> (1921, quarta edizione 1938), cap. II, \u00a7\u00a7 8-12. \u201cEssenziale, per l\u2019universalismo \u2013 scrive Spann \u2013 \u00e8 [\u2026] che l\u2019elemento primario, il fatto originario da cui <em>tutto<\/em> trae origine, non \u00e8 il singolo, bens\u00ec la totalit\u00e0, ossia la societ\u00e0 [\u2026]. Ne risultano pertanto due caratteristiche: a) il tutto, ossia la societ\u00e0, \u00e8 la realt\u00e0 effettiva; e b) il tutto \u00e8 il fatto primario, mentre il singolo esiste in qualche senso [\u2026] solo come <em>parte<\/em> costitutiva del tutto, e ne \u00e8 perci\u00f2 un derivato.\u201d La piena comprensione delle parole di Spann esige che facciamo un passo indietro non soltanto rispetto a Marx, ma anche rispetto a Hegel e a Adam M\u00fcller. La prima teorizzazione razionale moderna del legame organico fra parte e tutto (premessa teorica del legame singolo-tutto) si legge nella <em>Critica<\/em> <em>del<\/em> <em>Giudizio<\/em> di Immanuel Kant (1790), \u00a7 65; qui il filosofo prussiano delinea la distinzione fra <em>meccanismo<\/em> e <em>organismo<\/em>: \u201cIn un orologio, scrive Kant, una parte \u00e8 lo strumento che serve al movimento delle altre, ma non \u00e8 la causa efficiente della produzione delle altre: una parte esiste bens\u00ec in vista delle altre, ma non per mezzo di esse. Perci\u00f2 la causa produttrice dell\u2019orologio e della sua forma [\u2026] sta fuori di esso, in un essere che pu\u00f2 agire secondo le idee di un tutto possibile mediante la sua causalit\u00e0\u201d; nell\u2019organismo, invece, \u201cogni parte \u00e8 concepita come esistente solo per mezzo delle altre e per le altre e il tutto, vale a dire come uno strumento (organo) [\u2026] come uno strumento che produce le altre parti ed \u00e8 reciprocamente prodotto da esse.\u201d L\u2019organismo, a differenza della macchina non ha soltanto la forza motrice, ma anche \u201cuna forza formatrice tale che essa si comunica alle materie che non l\u2019hanno e che, pertanto, pu\u00f2 organizzare; una forza formatrice che si propaga e che non pu\u00f2 essere spiegata con la sola facolt\u00e0 del movimento.\u201d L\u2019organismo ha una finalit\u00e0 <em>interna<\/em>, mentre la macchina ha una finalit\u00e0 esterna: di qui la grande importanza che la nozione di organismo ha avuto nella filosofia della naturale e nel <em>Sistema<\/em> <em>dell\u2019idealismo<\/em> <em>trascendentale<\/em> (1800), V, di Friedrich W. J. Schelling, e anche nell\u2019Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio di Hegel (\u00a7\u00a7 337 e 338). Ma bisogna risalire ancora pi\u00f9 indietro, al IV secolo a. C, alla filosofia naturale di Aristotele; nel <em>De<\/em> <em>partibus<\/em> <em>animalium<\/em>, a esempio I, 5, 645 a 33, lo Stagirita sviluppa con chiarezza la prevalenza finalistica della totalit\u00e0 organica sulle parti dell\u2019organismo. Aanche attraverso il neoaristotelismo tomistico questa nozione giunge a Spann.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"366\" height=\"546\" src=\"http:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/11.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3071\" style=\"aspect-ratio:0.6703659829166407;width:159px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/11.jpeg 366w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/11-201x300.jpeg 201w\" sizes=\"auto, (max-width: 366px) 100vw, 366px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spann ritiene che esistano quattro \u201cmodi generali\u201d di pensare universalisticamente (o organicisticamente) il concetto di societ\u00e0: 1) la dottrina dell\u2019ambiente o \u201cteoria del milieu\u201d, di cui considera esponenti di spicco Karl Marx e Ludwig Gumplowicz (di cui erano noti sia il <em>Rassenkampf<\/em> del 1883, sia il <em>Grundriss<\/em> <em>der<\/em> <em>Soziologie<\/em> del 1885): \u201cil tutto \u00e8 concepito come la quintessenza di tutti i fatti sociali che si rispecchiano, per cos\u00ec dire, nell\u2019interno del singolo, concedendogli in effetti solo un\u2019esistenza fittizia e illusoria\u201d (\u00a7 9); 2) la dottrina degli istinti sociali del singolo: l\u2019istinto sessuale, il bisogno di partecipare, la compassione, la condivisione della gioia e, in genere, quello che denominiamo \u201cempatia ( a partire da Johann Gottfried Herder, <em>Vom Erkennen und Emfinden <\/em>in Id.,<em> Werke, <\/em>VIII. Ma questi istinti non sono continuativi, costanti, permanenti e non son in grado di conferire l\u2019auspicata stabilit\u00e0 alle forme dell\u2019esistenza collettiva; 3) la societ\u00e0 concepita secondo le idee platoniche: l\u2019immagine della comunit\u00e0 intesa come totalit\u00e0 che ne deriva \u00e8 universalistica, \u201cma non riesce a spiegare come \u2013 nell\u2019ambito di questa totalit\u00e0 e attraverso di essa \u2013 venga a formarsi la particolarit\u00e0, l\u2019individualit\u00e0; l\u2019universalismo cinetico o totalit\u00e0 interamente energetica: per essa il tutto \u201cnon \u00e8 mai qualcosa di concluso e di finito, bens\u00ec in perenne scorrimento\u201d; qualche cosa che si crea, dunque, e che si sviluppa in continuazione. La totalit\u00e0 \u00e8 prodotta, in ogni attimo, in questo modo: \u201ctutta la realt\u00e0 spirituale presente nel singolo, esiste e sorge solo in quanto \u00e8 risvegliata.\u201d Questo \u00e8 il \u201cmotore\u201d: \u201cla spiritualit\u00e0 del singolo ha la forma esistenziale di comunit\u00e0 o di \u201cappaiamento\u201d \u201c; ogni realt\u00e0 spirituale sussiste solo quale \u201cappaiamento\u201d, che non \u00e8 strettamente ancorato al bisogno, ma crea invece un \u201creciproco legame spirituale tra individui che, nel reciproco isolamento, non potrebbero vivere; \u201csolo la partecipazione mantiene in vita\u201d. Sicch\u00e9 l\u2019individuo \u00e8 costituito da un\u2019essenza sopraindividuale \u201cla quale si risveglia e forma il singolo; i singoli con tutte le loro diverse interpretazioni della sopraindividualit\u00e0 sono il prodotto dello spirito che opera eternamente come \u201cautomovimento\u201d (secondo l\u2019immagine dello spirito che risale a Hegel e, in una certa misura, al \u201cmotore immobile\u201d del libro XII della <em>Metafisica<\/em> di Aristotele. Il singolo \u00e8 specchio della totalit\u00e0 sociale e la totalit\u00e0 sociale \u00e8 specchio multiforme dei singoli. [Tutte le citazioni da <em>Der<\/em> <em>wahre<\/em> <em>Staat<\/em> sono tratte dalla tr. it. curata dal Gruppo di Ar de Il vero Stato, Edizioni di Ar, Padova, 1983-1987].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019originalit\u00e0 della teoria universalistica dello Stato elaborata da Spann risiede prevalentemente nel suo essere una teoria <em>filosoficamente<\/em> <em>fondata<\/em> dello Stato, a fronte di teorie sociologiche, come quella di Werner Sombart, o politico-antropologiche, come quella di Arthur Moeller van den Bruck, o storico-politiche, come quella di Oswald Spengler (che, tuttavia, ha, nella sua teoria della <em>Kultur<\/em>, un chiaro riferimento alla <em>entelech\u00eca<\/em> aristotelica). Spann, come emerge nella polemica con Sombart, privilegia l\u2019indagine sui fondamenti ontologici del pubblico potere, sull\u2019 <em>essenza <\/em>della societ\u00e0; Spann ritiene che soltanto basandosi su fondamenti ontologico-metafisici sia possibile affrontare \u201cuna crisi universale di mentalit\u00e0, di contenuti, di indirizzi ideali\u201d qual \u00e8 la situazione di tutta l\u2019Europa post-1918. Una crisi che spinge \u201cad allontarsi dall\u2019individualismo\u201d per recuperare la dimensione della comunit\u00e0 organica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel contesto della \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d prevalgono modi di affrontare la crisi piuttosto distanti dalla <em>ricerca<\/em> <em>del<\/em> <em>significato<\/em> <em>filosofico<\/em> della crisi economica, sociale e politica, anche se, inevitabilmente, legati in modo pi\u00f9 o meno mediato a prospettive filosofiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Perch\u00e9 Spann era radicalmente contrario ai valori introdotti dalla Rivoluzione francese? Quale struttura sociale e politica prevedeva il modello del \u00abcorporativismo\u00bb (Stato organico) che egli proponeva in alternativa a tali valori e che organizzava la societ\u00e0 in base alle corporazioni professionali?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3074\" style=\"aspect-ratio:0.7500194024058984;width:165px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-225x300.jpeg 225w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-1536x2048.jpeg 1536w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-1000x1333.jpeg 1000w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-500x667.jpeg 500w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle-1400x1867.jpeg 1400w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Foto-Ingravalle.jpeg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Francesco Ingravalle<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 Spann ha sviluppato le proprie idee, come ha scritto Gy\u00f6rgy Luk\u00e0cs, \u201cin base a un sistema filosofico-sociologico il quale \u00e8 s\u00ec radicalmente reazionario, ma in senso scolastico-cattolico\u201d (G. Luk\u00e0cs, La distruzione della ragione (1954), tr it. di Eraldo Arnaud, Einaudi, Torino, 1959, rist. Mimesis, sesto San Giovanni, 2011, vol. II, p. 650). La filosofia scolastica, derivata fondamentalmente dall\u2019opera di Tommao d\u2019Aquino, orientava a concepire la collettivit\u00e0 politica come un organismo vivente e, quindi, a considerare le diverse componenti economiche, sociali e politiche come l\u2019analogo dei diversi organi di un corpo vivente. Sulla base di questa analogia \u00e8 possibile respingere il modello \u201ccontrattualista\u201d delineato da Thomas Hobbes nel <em>Leviathan<\/em> (1651) e di John Locke (<em>II<\/em> <em>Treatise<\/em> <em>on<\/em> <em>Government<\/em>, 1690) e condiviso (per quanto non senza significativi discostamenti dallo schema di Hobbes) da Jean-Jacques Rousseau, <em>Du<\/em> <em>contrat<\/em> <em>social<\/em> (1762) che considera la vita collettiva come l\u2019esito di un accordo volontario tra gli individui. Esito del contratto \u00e8, in questa prospettiva, il pubblico potere o Stato (<em>Commonwealth<\/em>, <em>Civitas<\/em>) che, dunque, non \u00e8 l\u2019analogo di un corpo vivente, ma l\u2019analogo di una macchina (orologio meccanico, secondo i seguaci di Hobbes, bilancia, secondo i seguaci di Locke; si veda la vasta ricerca di Otto Mayr, <em>La bilancia e l\u2019orologio. Libert\u00e0 e autorit\u00e0 nel pensiero<\/em> <em>politico<\/em> <em>dell\u2019Europa moderna, <\/em>Il Mulino, Bologna, 1988).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ideologia borghese, sviluppata in termini propriamente politici, in Francia, da Emmanuel J. Siey\u00e8s (<em>Qu\u2019est<\/em>&#8211;<em>ce<\/em> <em>que<\/em> <em>le<\/em> <em>Thiers<\/em> <em>\u00c9tat<\/em>, pubblicato nel gennaio del 1789) \u00e8 la manifestazione della contrapposizione economica, sociale, politica agli ordini della nobilt\u00e0 e del clero: questione rilevante era il carico di tassazione che gravava sui non-nobili in conseguenza delle \u201cimmunit\u00e0\u201d della nobilt\u00e0 e del clero sulla quale si reggeva la rivendicazione al Terzo Stato del titolo di <em>nation.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"262\" height=\"322\" src=\"http:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Nicola_Perscheid_-_Werner_Sombart_vor_1930.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3073\" style=\"aspect-ratio:0.8136742477751094;width:175px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Nicola_Perscheid_-_Werner_Sombart_vor_1930.jpg 262w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Nicola_Perscheid_-_Werner_Sombart_vor_1930-244x300.jpg 244w\" sizes=\"auto, (max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Werner Sombart<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista di Spann, l\u2019evento rivoluzionario del 1789 poteva essere metaforizzato, presumibilmente, nella ribellione di un organo al resto del corpo (secondo il celebre apologo di Menenio Agrippa narrato da Tito Livio, <em>Ab<\/em> <em>urbe<\/em> <em>condita<\/em>, II, 32) pretendendo di sostituire tutti gli altri organi. In <em>K\u00e4mpfende<\/em> <em>Wissenschaft<\/em> (1934) Spann, naturalmente, negala legittimit\u00e0 dell\u2019\u201cutile particolare\u201d di fronte alle esigenze dell\u2019\u201ceconomia totale\u201d e vede nei capitalisti i capi dell\u2019economia e nei lavoratori nient\u2019altro che il loro \u201cseguito\u201d; questa lettura organicistica dei rapporti della societ\u00e0 industriale intende negare la legittimit\u00e0 della lotta di classe leggendo le relazioni industriali in chiave \u201cfeudale\u201d. Secondo Spann, la gerarchia sociale \u00e8 \u201cdata a priori\u201d, ancorch\u00e9 derivante da un\u2019antica tradizione, empiricamente constatabile, ed \u00e8 ostile a ogni cambiamento violento. Come ha osservato Luk\u00e0cs (<em>La<\/em> <em>distruzione<\/em> <em>della<\/em> <em>ragione<\/em>, vol. II, cit., p. 651), nell\u2019universalismo di Spann non c\u2019\u00e8 posto n\u00e9 per la teoria della nazione, n\u00e9 per la teoria della razza, n\u00e9 per la mistica del F\u00fchrer. Egli si colloca <em>ideologicamente<\/em> al di fuori del fascismo e del nazionalsocialismo; ma, come vedremo, oggettivamente la questione \u00e8 pi\u00f9 complessa. Il mondo economico, sociale e politico teorizzato da Spann \u00e8, per larga parte, la codificazione del mondo economico, sociale e politico degli Stati di Antico Regime. I suoi fondamenti sono la disuguaglianza organica in luogo della uguaglianza atomistica teorizzata dalla filosofia politica di Hobbes, di Locke, di Rousseau, la differenza gerarchica dei valori (il santo ha maggior valore del peccatore, scrive Spann), e la tesi secondo cui i componenti della societ\u00e0 non consistono in singoli esseri umani divisi (solitari), ma constano unicamente di comunit\u00e0. Da questo consegue l\u2019esigenza dell\u2019articolazione della societ\u00e0 per corpi e della coordinazione organica dei componenti della societ\u00e0: un quadro opposto a quello che si \u00e8 andato configurando a partire dalla Rivoluzione industriale inglese grazie alla quale le articolazioni sociali sono costituite unicamente da proprietari dei mezzi di produzione e da forza-lavoro. Tuttavia, Spann (come anche Spengler in <em>Jahre<\/em> <em>der<\/em> <em>Entscheidung<\/em>, 1933) cerca di interpretare la societ\u00e0 industriale alla luce di categorie diverse dalla contrapposizione di interessi economici: quella di \u201ccapi\u201d dell\u2019economia e di \u201cseguito dei capi\u201d, una visione tendenzialmente \u201cmilitare\u201d dei rapporti economici e sociali. In questo quadro, uguaglianza, libert\u00e0 e fraternit\u00e0 \u2013 la triade ideale della Rivoluzione francese- sono opposte a questa visione complessiva della realt\u00e0 sociale e politica: l\u2019autorit\u00e0 politica, secondo Spann, coordina la complessit\u00e0 corporativa ed \u00e8, essenzialmente, <em>omnia<\/em> <em>potens<\/em>, non <em>omnia<\/em> <em>faciens<\/em>. Non a caso, egli scrive: \u201cIl principio di designazione dei governanti, visto universalisticamente, pu\u00f2 essere desunto solo dalla <em>realt\u00e0 oggettiva, <\/em>dimostrandosi, in ultima analisi, soltanto un principio di valore (Spann, <em>Il<\/em> <em>vero<\/em> <em>Stato<\/em>, cit., II, p. 44). La gerarchia economica, sociale e politica si forma <em>nel<\/em> <em>tempo<\/em>, gradualmente, sostiene Spann non diversamente da Edmund Burke. Ma \u00e8 anche convinto che, al suo tempo, fosse in atto un movimento di superamento dell\u2019individualismo borghese derivato dalla Rivoluzione francese, di cui il socialismo scientifico di Marx ed Engels era un esempio rilevante, anche perch\u00e9 assunto dalla Rivoluzione dei Soviet dell\u2019ottobre 1917 in Russia come bandiera e indice ideologico. Nel 1921 egli scrive (e lo riconferma nell\u2019edizione del 1938 de <em>Il<\/em> <em>vero<\/em> <em>Stato<\/em>): \u201cVogendoci a rientrare nella totalit\u00e0, noi affranchiamo lo spirito dalle catene dell\u2019individualismo, affrancando cos\u00ec la vita dai lacci del razionalismo e dell\u2019economicismo. Soltanto cos\u00ec lo Stato, l\u2019economia e la societ\u00e0 potranno assumere la forma necessaria ad accogliere i superiori contenuti spirituali del vivere, soltanto allora la materia subir\u00e0 la signoria dello spirito\u201d (<em>Il<\/em> <em>vero<\/em> <em>Stato<\/em>, cit., vol. II, p. 134).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Perch\u00e9 al Congresso di Sociologia di Vienna del 1925 si verific\u00f2 una rottura nel rapporto tra Sombart e Spann, che all\u2019interno della Rivoluzione Conservatrice condividevano un\u2019opposizione comune al capitalismo e al liberalismo?&nbsp;Come cambiarono le idee di Spann in seguito a questa rottura?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"384\" height=\"465\" src=\"http:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Lukacs_Gyorgy.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3072\" style=\"aspect-ratio:0.825838742472824;width:176px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Lukacs_Gyorgy.jpg 384w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Lukacs_Gyorgy-248x300.jpg 248w\" sizes=\"auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Georg Lukacz<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ragioni del conflitto vanno ricercate nel fatto che gli orientamenti di ricerca e le correlative metodologie di Werner Sombart e di Othmar Spann erano agli antipodi: legato a un approccio antropologico-empiristico il primo, a un approccio filosofico sociale il secondo essi giunsero, tuttavia, a ateorizzare, in tempi diversi lo <em>St\u00e4ndesstaat<\/em> (lo \u201cStato per ceti\u201d), Spann, nel 1921, Sombart nel 1934 (<em>Deutsche Sozialismus<\/em>) e su basi diverse: di recupero di una secolare tradizione o consuetudine (Spann), di una innovazione radicale dell\u2019organizzazione della produzione di fronte ai pesanti postumi della crisi dell\u2019ottobre 1929. Sombart era radicalmente contrario all\u2019economia normativa sostenuta, invece, da Spann, perch\u00e9 fondata su principi meramente metafisici e respingeva l\u2019identificazione fra \u201cessenza\u201d e \u201cvalore\u201d che \u00e8 fondamentale nel modo di studiare la societ\u00e0 di Othmar Spann. Il conflitto del 1925 era scritto, per cos\u00ec dire, nella biografia scientifica dei due studiosi. Sombart ha analizzato la genesi del capitalismo attraverso il suo rapporto con il lusso, con l\u2019organizzazione della guerra, con le diverse forme di religiosit\u00e0; Spann ha strutturato una visione <em>filosofica<\/em> dello sviluppo della societ\u00e0 moderna e&nbsp; considerava la sociologia di Sombart troppo legata all\u2019individualismo e troppo partecipe di quella modernit\u00e0 che egli, da intellettuale di Antico Regime, rifiutava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Rivoluzione Conservatrice tedesca abbonda di conflitti come quello fra Sombart e Spann; essa fu un complesso ideologico unito <em>soltanto <\/em>negativamente dal rifiuto della \u201cRepubblica della sconfitta\u201d in Germania \u2013 con significativi echi in Austria, altra grande sconfitta nella guerra del 1914 \u2013 1918. Gli angoli visuali dell\u2019opposizione alla \u201cRepubblica della sconfitta\u201d, la cosiddetta \u201cRepubblica di Weimar\u201d, sono molto vari; per esemplificare: le diagnosi e le prognosi circa la crisi post-bellica elaborate da Spengler, non sono analoghe a quelle elaborate da Spann, da Alfred Baeumler, Alfred Rosenberg, da Sombart, da Moeller van den Bruck, da Ernest Nieckisch, da Ernst J\u00fcnger. L\u2019opposizione intellettuale alla Repubblica di Weimar \u00e8 multiforme; quando prevarr\u00e0 la componente <em>social-razzista <\/em>essa stroncher\u00e0 ogni altra componente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Perch\u00e9 i rivoluzionari conservatori consideravano Friedrich Nietzsche un \u201cprofeta\u201d politico e culturale e quali suoi concetti adattarono alla propria ideologia? In questo contesto, qual era l\u2019approccio metodologico e filosofico di Othmar Spann nei confronti di Nietzsche?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"529\" height=\"766\" src=\"http:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/friedrich-nietzsche-politico.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3075\" style=\"aspect-ratio:0.6906109494842634;width:160px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/friedrich-nietzsche-politico.jpg 529w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/friedrich-nietzsche-politico-207x300.jpg 207w, https:\/\/erenyesilyurt.com\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/friedrich-nietzsche-politico-500x724.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 529px) 100vw, 529px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A mio avviso le ragioni sono \u201dstratificate\u201d. Da un lato, la cultura tedesca (e austriaca) subiscono una crisi multiforme delle certezze costruite dalla diffusione del Positivismo. Prima fra tutte la certezza rappresentate dai costrutti teorici e dai risultati tecnologici delle scienze sperimentali: con Ernst Mach e con l\u2019 empiriocriticismo si fa strada l\u2019idea che le categorie delle scienze sperimentali siano soltanto utili compendi dell\u2019esperienza, non rappresentazioni vere della realt\u00e0; sul piano estetico, al figurativismo della pittura e alla \u201cscala naturale\u201d dei suoni in musica si va contrapponendo l\u2019esigenza di esprimere una profondit\u00e0 che frantuma ogni consuetudine estetica, con l\u2019Espressionismo, la dodecafonia e il Futurismo; dal 1899, con <em>L\u2019interpretazione dei sogni<\/em> di Sigmund Freud si sgretola l\u2019immagine convenzionale dell\u2019interiorit\u00e0 come unit\u00e0. Ebbene, tutti questi motivi si trovano raccolti, in ampia misura nei libri di Friedrich Nietzsche che da tempo circolavano fuori del circuito universitario e che nel 1901 e nel 1906 \u00e8 raccolta in una edizione complessiva delle opere.&nbsp; Nell\u2019opera di Nietzsche si configura il pi\u00f9 radicale attacco al liberalismo e alla democrazia mosso nel XIX secolo; non a caso lo storico danese della letteratura Georg Morris Cohen Brandes lo definin\u00ec \u201cradicalismo aristocratico\u201d. Gi\u00e0 nel 1907 Georg Simmel, docente straordinario presso l\u2019Universit\u00e0 Humboldt di Berlino pubblica la monografia <em>Schopenhauer<\/em> <em>und<\/em> <em>Nietzsche<\/em>; ma, nell\u2019area della Rivoluzione Conservatrice, forse, la testimonianza pi\u00f9 completa dell\u2019influsso di Nietzsche \u00e8 il libro di Alfred Baeumler, <em>Nietzsche<\/em>, <em>der<\/em> <em>Philosoph<\/em> <em>und<\/em> <em>Politiker<\/em> (1931).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il trauma della fine di un mondo, tipico del post-1918, l\u2019esigenza di partire da zero, erano particolarmente sentiti nella Germania distrutta, divorata dall\u2019inflazione e attraversata dalla guerra civile; la diagnosi del nichilismo e la sua prognosi, avanzata da Nietzsche assumeva un significato concreto di particolare intensit\u00e0. Gli intellettuali raccolti dagli storici sotto l\u2019etichetta di \u201cRivoluzione Conservatrice\u201d coltivavano tutti sia l\u2019idea della fine di un mondo, sia l\u2019esigenza di partire da zero; e, sotto questo profilo, il principio di Nietzsche, ben presente in <em>Cos\u00ec<\/em> <em>parl\u00f2<\/em> <em>Zarathustra<\/em>, \u201ci valori <em>non<\/em> <em>sono<\/em>, ma sono <em>posti<\/em>\u201d. E da zero la Germania ripart\u00ec, in effetti, nelle arti, come nelle scienze, come in ambito politico \u2013 ma non in ambito economico (si pensi al piano Dawes del 1924 con il quale fu possibile avviare la ricostruzione economica della Germania). In altri termini, per chi era ostile alla \u201cRepubblica nata dalla sconfitta\u201d, Nietzsche e il suo potere di abbattere ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 quasi morto e si limita a vegetare erano gli interlocutori ideali, soprattutto per chi veniva dalle trincee (si pensi \u2013 ed \u00e8 soltanto un esempio-&nbsp; al grande influsso del pensiero di Nietzsche sul pensiero di Ernest J\u00fcnger). Il Terzo Reich attu\u00f2, poi, il filosofema nietzscheano sulle societ\u00e0 democratiche come basi per il potere delle personalit\u00e0 dominatrici (si pensi al <em>F\u00fchrerprinzip<\/em> praticato dal Partito e teorizzato da Carl Schmitt); anche gli ideologi del Terzo Reich venivano dalla nebulosa rivoluzionario-conservatrice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Spann Nietzsche rimane radicalmente estraneo, per quanto concerne l\u2019elaborazione della filosofia sociale e della teoria dello Stato. La filosofia sociale di Spann \u00e8 un\u2019ontologia della conservazione dei principi di un mondo che non esiste pi\u00f9 e che si tratta di far esistere di nuovo (come, del resto, in Italia, Julius Evola); la filosofia di Nietzsche \u00e8 la filosofia della volont\u00e0 di potenza senza altri limiti che i rapporti di forza tra i diversi \u201cnuclei\u201d di potenza. Nei limiti \u2013ben delineati da Herman Rauschning in <em>La<\/em> <em>rivoluzione<\/em> <em>del<\/em> <em>nichilismo <\/em>(1938) \u2013 in cui il Terzo Reich fu una forma radicale di nichilismo politico attivo \u2013 ho cercato di esaminare questo punto nel mio libro del 2015, <em>Il mito del regresso e il nichilismo<\/em> <em>politico<\/em>, pubblicato dalle Edizioni di Ar- si comprende bene l\u2019ostilit\u00e0 della N.S.D.A.P. (National Sozialistische Deutsche Arbeiter Partei) nei confronti di Othmar Spann. Nichilismo politico attivo contro metafisica della politica, si potrebbe dire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em><strong>Potrebbe parlarci un po\u2019 del concetto di \u201cvolont\u00e0 di potenza\u201d di Nietzsche? Cosa lo rendeva cos\u00ec importante per i rivoluzionari conservatori?<\/strong><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Storicamente, direi, si tratta di una rielaborazione di un concetto tematizzato da Arthur Schopenhauer in <em>Il<\/em> <em>mondo<\/em> <em>come<\/em> <em>volont\u00e0<\/em> <em>e<\/em> <em>rappresentazione<\/em> (1819); Schopenhauer tenta di cogliere la natura di quell\u2019 \u201cin s\u00e9\u201d che egli considera il fondamento dinamico dell\u2019intera realt\u00e0; egli crede di ravvisarla nella \u201cvolont\u00e0 di vivere\u201d o di \u201cpersistere nella vita\u201d propria di ogni essere; essa si oggettiva secondo schemi fissi (che sono analoghi alle idee di cui scriveva Platone) e alimento la lotta di ciascun essere per sopravvivere. Essa, dunque, \u00e8 la causa del dolore che attraversa l\u2019intera storia umana e dal quale possiamo sottrarci o attraverso la contemplazione estetica, o attraverso la pratica della compassione che supera l\u2019egoismo, il principale strumento della volont\u00e0 di vivere, oppure attraverso l\u2019ascesi (secondo l\u2019insegnamento di Gautama Buddha) che spegne la volont\u00e0 di vivere. Nietzsche rovescia il giudizio di Schopenhauere e afferma che vuole rinunciare alla vita soltanto che \u00e8 decadente (o, addirittura, \u201cdegenerato\u201d), mentre che rappresenta la vita in ascesa lotta non per sopravvivere, ma per esercitare la potenza: non \u00e8 per fame che il protoplasma, si legge in <em>La<\/em> <em>volont\u00e0<\/em> <em>di<\/em> <em>potenza<\/em>, allunga i suoi pseudopodi in cerca di una preda, ma per ingrandirsi, per essere pi\u00f9 potente. Anche questa visione della volont\u00e0 di potenza dipende da un\u2019opzione metafisica: come ne dipende ogni giudizio sulla realt\u00e0. Dall\u2019essere \u2013 come ha mostrato Kant- non \u00e8 possibile dedurre alcun dover essere, cio\u00e8 alcuna morale, cio\u00e8 alcuna metafisica giustificativa. La sfera della prassi deve rinunciare a fondazioni teoriche, perch\u00e9 essa \u00e8 il terreno su cui si confrontano i progetti vitali delle diverse cerchie sociali che si tratta di far convivere attraverso il dialogo razionale (Juergen Habermas). La dottrina della volont\u00e0 di potenza, a mio avviso, \u00e8 socialmente e politicamente molto pericolosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em><strong>Qual \u00e8 la differenza tra la \u201cmetafisica della politica\u201d e il \u201cnichilismo politico attivo\u201d?<\/strong><\/em><\/strong><br><br>La metafisica della politica, tanto quella \u201cpagana\u201d (Julius Evola), quanto quella cattolica tomistica (Othmar Spann, a esempio) muove dalla <em>convinzione<\/em> di un\u2019evidenza di fondo nella considerazione del rapporto fra essere e tempo. Nel tempo si svolgerebbe una dinamica metatemporale che, per Evola coincide con una \u201cdecisione\u201d dell\u2019essere di farsi temporalit\u00e0 (cos\u00ec Schelling spiegava la genesi del tempo dall\u2019eternit\u00e0 divina) e per i cattolici con la volont\u00e0 di Dio di dare una forma alla terra e alle acque, di plasmare l\u2019Uomo (Adamo) e la Donna (Eva) nel sereno giardino dell\u2019Eden, di inviare il proprio figlio a redimere i peccati di Adamo ed Eva e dei loro discendenti sino a riportare gli esseri umani alla dimensione dell\u2019Eden. Sia la convinzione pagana, sia quella cattolica tomistica (ove il Cristianesimo \u00e8 stato interpretato attraverso le categorie metafisiche di Aristotele) sono infondabili e scientificamente immotivabili, perch\u00e9 il loro fondamento \u00e8 psicologico. Non intendono spiegare il mondo nelle sue forme funzionali e nelle sue dinamiche, ma spiegare perch\u00e9 il mondo esiste, perch\u00e9 esiste al modo in cui esiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo Marx e Nietzsche \u00e8 difficile muoversi in questi orizzonti senza la \u201cvolont\u00e0 di credere\u201d di cui parlava William James. Marx ha sostenuto che l\u2019essere umano \u00e8 l\u2019essere supremo per l\u2019uomo e che il compito storico degli esseri umani sia quello di costruire un mondo in cui valga il principio \u201cda ciascuno secondo le sue possibilit\u00e0, a ciascuno secondo i suoi bisogni\u201d; Nietzsche, invece ha sostenuto che \u201cc\u2019\u00e8 una morale per chi comanda e una morale per chi obbedisce\u201d (in <em>Umano<\/em>, <em>troppo<\/em> <em>umano<\/em>, 1878) e che la logica della vita, che \u00e8 la logica della volont\u00e0 di potenza, porta pochi a dominare e i pi\u00f9 a essere dominati. Non \u00e8 giusto, n\u00e9 ingiusto che sia cos\u00ec, secondo Nietzsche, <em>\u00e8<\/em> <em>cos\u00ec<\/em>, senza che vi sia n\u00e9 una ragione morale, n\u00e9 una ragione teologica o metafisica. \u201cManca una risposta alla domanda: perch\u00e9?\u201d \u00e8 la formula del nichilismo; il nichilismo ha costituito l\u2019unica reale ideologia per la N.S.D.A.P., il vero fondamento della supremazia politica di un gruppo ristretto che ha operato per costruire il consenso di massa; l\u2019ideologia razziale e l\u2019antiebraismo erano meri strumenti demagogici. Per quanto essa sia stata pi\u00f9 volte criticata, questa interpretazione che \u00e8 sostanzialmente quella di Herman Rauschning (<em>La<\/em> <em>rivoluzione<\/em> <em>del<\/em> <em>nichilismo<\/em>, 1938), \u00e8 la pi\u00f9 convincente, soprattutto se si leggono le conversazioni di Hitler tra il 1941 e il 1945 annotate da Bormann ed \u00e8dite, in Italia, dalle Edizioni di Ar in quattro volumi). Il nichilismo politico \u00e8 l\u2019\u201danti-metafisica della politica\u201d, la pura e semplice affermazione della politica come nesso di rapporti di forza basata sulla rinuncia a ricercare ogni fondamento filosofico \u201cforte\u201d per l\u2019azione politica. Non \u00e8 materialismo, perch\u00e9 segue il convenzionalismo portato alla luce dalla critica della scienza di Ernest Mach e Richard Avenarius; non \u00e8 spiritualismo, perch\u00e9 indifferente in materia teologica e in materia di teoria dell\u2019anima (se non come <em>target<\/em> da colpire con la propaganda politica); \u00e8 lo specchio di quello che potremmo chiamare il \u201cgrado zero dell\u2019etica e della politica\u201d; \u00e8 mia opinione che nel 1945 ne sia stata distrutta soltanto una faccia, ma, come ritenevano Max Horkheimer e Theodor Wiesengrund Adorno nella <em>Dialettica<\/em> <em>dell\u2019Illuminismo<\/em>, 1946), il processo nichilistico continua con lo sviluppo della razionalit\u00e0 strumentale tecno-finanziaria post-bellica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sostanzialmente la \u201cleggenda del declino\u201d delle culture \u00e8 l\u2019analogo regressista della \u201cleggenda del progresso storico\u201d. Sono due metafisiche della storia, vale a dire complessi di affermazioni su come sar\u00e0 il futuro di una cultura. L\u2019antesignano della visione regressista della storia culturale e politica \u00e8 Platone il quale, nella <em>Repubblica<\/em>, sostiene che il \u201cgoverno dei migliori\u201d tende sempre a trasformarsi nel governo dei peggiori attraverso un certo numero di fasi delle quali le pi\u00f9 rilevanti sono l\u2019oligarchia e la democrazia. Nella visione dualistica di Platone, l\u2019idea, che \u00e8 eterna, non pu\u00f2 che realizzarsi imperfettamente nel tempo e nello spazio, attraverso un sempre maggiore \u201cpotere\u201d esercitato dalla realt\u00e0 materiale sul modello ideale: il governo dei migliori diventa il governo dei pochi e poi il governo di uno solo legittimato dalle masse. Sempre gerarchia \u00e8, ma essa rispecchia sempre meno, secondo Platone, il modello di giustizia che \u201c\u00e8 nei cieli\u201d. Tuttavia, parlare delle idee equivale a parlare di \u201coggetti\u201d per definizione sottratti all\u2019esperienza sensibile e al pensiero umano che, inevitabilmente, dipende da essa ed equivale a porsi al di fuori del pensiero scientifico (come scriveva Kant: \u201cL\u2019intelletto, senza i sensi \u00e8 vuoto, i sensi senza intelletto sono ciechi\u201d). Analogamente, la tesi secondo cui la storia umana \u00e8 progresso dipende dalla ipotesi di un nesso fra progresso tecno-scientifico e progresso morale, ipotesi smentita costantemente dai fatti: l\u2019essere umano, oggi, non \u00e8 migliore di quanto fosse duemila anni fa. In linea di massima, la pretesa di predire il futuro (decadenza o progresso) \u00e8 priva di fondamento, come ha mostrato Karl Raymund Popper (<em>Miseria<\/em> <em>dello<\/em> <em>storicismo<\/em>, 1944) e come aveva gi\u00e0 argomentato Aristotele, <em>De<\/em> <em>interpretatione<\/em>, cap. 9: le proposizioni con il verbo al tempo futuro non possono essere, finch\u00e9 il futuro non diventa presente e, poi, passato, n\u00e9 vere, n\u00e9 false, ma sono indecidibili. Con \u201cnichilismo politico\u201d solitamente si indica un orientamento che considera l\u2019essere umano come mero essere naturale, dotato di una tendenza che Nietzsche denomina \u201cvolont\u00e0 di potenza\u201d, una tendenza a ridurre persone e cose in proprio potere. Secondo Nietzsche questa tendenza opera nel mondo dei microorganismi, nel mondo vegetale, nel mondo animale e nel mondo umano. Nietzsche distingue tra vita ascendente e vita decadente, ciascuna dotata di una spinta alla potenza; a suo avviso, nel momento in cui nelle culture umane la potenza \u00e8 equiparata al male (come avviene nel Cristianesimo, a esempio), si sviluppa la vita decadente; la vita ascendente avrebbe come contrassegno la morale che identifica la potenza con il bene. L\u2019intero pensiero di Nietzsche \u00e8 orientato in questa direzione; egli distingue il nichilismo passivo, fase nella quale si subisce la scoperta della mancanza di un senso del mondo e del divenire, dal nichilismo attivo, fase nella quale si distruggono consuetudini e valori per attuarne di completamente nuovi, fondati sulla \u201cvita ascendente\u201d e sulla sua volont\u00e0 di potenza. Non c\u2019\u00e8 da stupire che Nietzsche sia stato, oggettivamente, uno degli autori di riferimento dell\u2019ideologia nazionalsocialista che dell\u2019ideologia della volont\u00e0 di potenza ha fatto il proprio nucleo sostanziale, sia per la strutturazione interna dello Stato tedesco, sia per la visione dei rapporti internazionali (di cui si pu\u00f2 vedere un esempio nel saggio di Alfred Baeumler del 1942, <em>Democrazia<\/em> <em>e<\/em> <em>nazionalsocialismo<\/em>)<br><br><br><strong><em>Perch\u00e9 il regime nazista considerava pericolose le idee di Othmar Spann? In che modo lo hanno eliminato? Che fine ha fatto lo Spannkreis?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine degli anni Venti Othmar Spann era entrato a fare parte della N.S.D.A.P. con una tessera segreta, non numerata ed era stato animatore della \u201cLega Studentesca Nazionalsocialista\u201d; dal 1919 egli era professore ordinario di Economia politica e Teoria della societ\u00e0 all\u2019Universit\u00e0 di Vienna. Nel 1928 aveva partecipato al <em>Kampfbund<\/em> <em>f\u00fcr<\/em> <em>deutsche<\/em> <em>Kultur<\/em> (\u201cLega di lotta per la cultura tedesca\u201d) fondato da Alfred Rosenberg; da questa organizzazione era uscito nel 1931, in seguito a divergenze di vedute con Rosenberg stesso; ma nel 1933 \u00e8 editor della rivista \u201cSt\u00e4ndische Leben\u201d orientata verso il nazionalsocialismo. Spann coltiva l\u2019idea della \u201cGrande Germania\u201d, ma come rinascita dell\u2019Impero cui avevano dato lustro gli Asburgo e che era crollato nel 1918; i nazionalsocialisti (e, in particolare, Hitler) coltivano un\u2019idea analoga, ma come estensione all\u2019Austria dei confini gi\u00e0 dell\u2019Impero germanico tramontato nel 1918. Spann condivide con i nazionalsocialisti l\u2019idea di \u201cStato corporativo\u201d; ma se, per lui, il pubblico potere deve soltanto coordinare organismi professionali autonomi per natura e per tradizione, per i nazionalsocialisti le corporazioni devono essere espansioni amministrative dello Stato centrale. L\u2019ideologia della razza \u00e8 scientificamente irrilevante per l\u2019universalismo organicistico di Spann, mentre essa \u00e8 lo strumento propagandistico principale usato dagli ideologi nazionalsocialisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando, nel marzo 1938, le truppe tedesche occupano la Repubblica austriaca, Spann viene arrestato dalla Gestapo (<em>Geheimnisstaatspolizei<\/em>, \u201cPolizia politica segreta di Stato\u201d il 13 marzo 1938 e internato nel campo di concentramento di Dachau, istituito il 22 marzo 1933 per iniziativa di Heinrich Himmler, il campo che serv\u00ec da modello per tutti gli altri campi di concentramento del regime e nel quale, secondo i dati del Museo locale, morirono 41500 persone. Spann resta internato a Dachau fino al mese di agosto del 1938. Viene, poi, rilasciato e gli viene vietato l\u2019insegnamento all\u2019Universit\u00e0 di Vienna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualsiasi potere totale non pu\u00f2 ammettere nessun dissenso concreto, ovviamente, ma anche nessun dissenso ideologico, sulla base della convinzione che le idee diventano azioni; del resto la propaganda del partito si era fatta strada proprio con l\u2019\u201dingegneria di anime\u201d (per usare la definizione di Sergeij \u010cakotin) che pu\u00f2 essere definita come il metodo di Paul Joseph G\u00f6bbels e di chi cooperava con lui nel Ministero della propaganda. Il modello di Stato nazionalsocialista era fondato sulla <em>Gleichshaltung<\/em> (\u201ccoordinamento\u201d) che implicava la \u201ctolleranza zero\u201d nei confronti degli oppositori del Partito. Un punto terminale significativo fu la revoca dell\u2019autonomia ai <em>L\u00e4nder<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essendo il razzismo l\u2019ideologia di Stato (codificata da Rosenberg in <em>Il<\/em> <em>mito<\/em> <em>del<\/em> <em>XX<\/em> <em>secolo<\/em> (1930), oltre che da Hitler in <em>Mein<\/em> <em>Kampf<\/em> (1924)) non era tollerabile l\u2019esistenza di un insegnamento universalistico; il modello totalitario deve uguagliare ogni diversit\u00e0, ogni peculiarit\u00e0, ogni differenza, all\u2019opposto del modello organicistico che esiste come coordinamento e gerarchizzazione delle differenze. Culmine dell\u2019ideologia: il <em>F\u00fchrerprinzip<\/em> che Spann respinge, sia nella sua formulazione meramente politica, sia nella sua configurazione giuridica a opera di Carl Schmitt; l\u2019autorit\u00e0, per Spann non consiste nel carisma riconosciuto dalle folle, ma consiste in una sorta di attrazione che i vertici del pubblico potere esercitano <em>con il loro esempio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto, Spann si oppose, nel 1934 al <em>Christliche<\/em> <em>St\u00e4ndesstaat<\/em> di Dollfuss di impostazione fascistizzante. Ma, allora, come si spiega il suo tesseramento nel Partito, la sua collaborazione con Rosenberg? Con la sostanziale sottovalutazione, tipica della maggior parte degli ideologi conservatori tedeschi e austriaci, del potenziale politico di persuasione della propaganda nell\u2019epoca delle comunicazioni di massa (radio e cinema) e del suffragio universale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spann tent\u00f2 anche, attraverso l\u2019industriale Thyssen, di influenzare la linea politica del regime, fondando a D\u00fcsseldorf una scuola di studi cetuali che fu ben presto chiusa per ordine del dottor Ley, capo del D.A.F. (Deutsche Arbeitsfront).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i principali esponenti dello \u201cSpannkreis\u201d vanno ricordati Hans Riehl (1891-1965), eonomista e storico dell\u2019arte, docente all\u2019Universit\u00e0 di Graz, Wilhelm Andreae (1888-1962), economista, docente all\u2019Universit\u00e0 di Giessen, Jakob Baxa (1895-1979), storico, studioso di Adam M\u00fcller, Walter Heinrich (1902-1984), economista, docente all\u2019Universit\u00e0 di Vienna. Heinrich fu internato a Dachau il 15 giugno 1938 e poi rilasciato il 31 agosto 1938; Jakob Baxa, invece, ader\u00ec alla N.S.D.A.P.; Andreae ader\u00ec al Nationalsozialistische Rechtswahrerbund, l\u2019organizzazione ufficiale di tutti i giuristi, attiva dal 1936, ma nel 1942 perse la cattedra come seguace di Spann; Riehl ader\u00ec nel 1938 alla N.S.D.A.P. L\u2019occupazione tedesca dell\u2019Austria segn\u00f2, comprensibilmente, la fine dello \u201cSpannkreis\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 dire che la Rivoluzione Conservatrice tedesca, come tipo ideale complesso e variegato, oscilla fra il mito prussiano e, talora, il mito bolscevico dello Stato organizzatore, da un lato e il mito delle autonomie feudali nel quadro di poteri universali tipico del Medio-Evo germanico, dall\u2019altro; ma la scomparsa della pluralit\u00e0 dei soggetti sociali nelle masse metropolitane e la scomparsa del peso politico della propriet\u00e0 fondiaria, nonch\u00e9 la frammentazione del vissuto in chiave individualistica hanno lasciato lo spazio soltanto a un\u2019organizzazione totalitaria della socialit\u00e0. Rivoluzionari e conservatori, fra il 1918 e il 1932, non hanno mai trovato una mediazione reale, o una sintesi politica. E la vicenda tanto di Otto Strasser e del \u201cFronte Nero\u201d, quanto di Ernest Nieckisch e della rivista \u201cWiderstand\u201d mostra che neppure la \u201cRivoluzione\u201d era un fronte ideologicamente compatto quanto lo erano gli \u201cortodossi\u201d della N.S.D.A.P.. La difficile situazione di chi \u00e8 \u201cinattuale\u201d, o \u201cnon appartiene interamente al proprio tempo\u201d, tipico del conservatore (e non soltanto del rivoluzionario), lo obbliga a tentare di contrarre alleanze forzate; il conservatore non poteva, negli anni Venti, non essere affascinato dallo sviluppo attivistico della N.S.D.A.P., non poteva non coltivare il sogno di piegarne la classe dirigente a obiettivi antimoderni e \u201canti-Repubblica di Weimar\u201d in nome di un passato che si presumeva essere immagine di \u201cci\u00f2 che \u00e8 eterno\u201d; ma, agli occhi del Partito trionfante, i conservatori, come Spann, rappresentavano uno dei poli negativi della propaganda nazionalsocialista: essi erano la Reazione, assieme al <em>Rotfront <\/em>, il \u201cFronte Rosso\u201d (si pensi all\u2019inno della N.S.D.A.P., l\u2019 <em>Horst-Wessel-Lied<\/em> del 1929, a esempio ai vv. 5-7). Per i nazionalsocialisti, l\u2019universalismo organicistico di Spann non poteva che appartenere al \u201cFronte della Reazione\u201d\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pensiero di Othmar Spann, articolato attorno all\u2019universalismo anti-individualista e allo Stato corporativo (corporativismo), ha costituito, insieme alla scuola&nbsp;Spannkreis&nbsp;che si \u00e8 formata attorno alla sua cattedra universitaria, uno dei nuclei pi\u00f9 originali ed efficaci del movimento della Rivoluzione Conservatrice del XX secolo. 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