{"id":806,"date":"2024-04-27T11:22:51","date_gmt":"2024-04-27T08:22:51","guid":{"rendered":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/?p=806"},"modified":"2024-08-21T15:56:23","modified_gmt":"2024-08-21T12:56:23","slug":"marco-malaguti-la-crisi-del-progresso-e-anche-il-tramonto-delladolescenza-spirituale-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/erenyesilyurt.com\/index.php\/2024\/04\/27\/marco-malaguti-la-crisi-del-progresso-e-anche-il-tramonto-delladolescenza-spirituale-delloccidente\/","title":{"rendered":"Marco Malaguti: La crisi del progresso \u00e8 anche il tramonto dell\u2019adolescenza spirituale dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Continuiamo la nostra serie di interviste sulla rivoluzione conservatrice con Marco Malaguti dall&#8217;Italia. Malaguti lavora come ricercatore presso il<a href=\"https:\/\/www.centromachiavelli.com\/\"> Centro Studi Machiavelli<\/a>. Si interessa al tema della rivalutazione del nichilismo e della grande filosofia romantica tedesca e gestisce il sito Essenzialismi.it. Scrive di filosofia, cultura e geopolitica per diverse testate e blog, tra cui Progetto Prometeo. Con l&#8217;avvento al potere del governo Meloni e l&#8217;ascesa della destra in Europa, l&#8217;Italia \u00e8 tornata da un po&#8217; di tempo all&#8217;ordine del giorno. Con Malaguti abbiamo parlato dei concetti di Occidente, wokismo e destra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Puoi parlarci della tua organizzazione e centro studi?<br><br><\/strong>Il Machiavelli Centro Studi Politici e Strategici ha un fine, che si potrebbe sintetizzare nel suo motto latino \u201cSuadere atque agere\u201d persuadere e agire. Il nostro lavoro consta nel mettere le nostre idee e i nostri pensieri, che sono prima di tutto lavoro intellettuale e di ricerca, al servizio della politica conservatrice in Italia (ma non solo). Essere al servizio della politica significa per\u00f2, per noi, agire in due direzioni, da una parte certamente informare e fornire spunti di riflessione ai politici e agli uomini delle istituzioni, ma dall\u2019altra rivolgere le stesse medesime riflessioni anche all\u2019opinione pubblica, che per essere attivamente parte di una comunit\u00e0 politica deve poter godere di informazione e prodotti culturali eccellenti.<br><br><strong>Pensi che la storia stia riabilitando l\u2019idea del Principe? Come dovrebbe essere il Principe nella politica di oggi?<\/strong><br><br>Di fronte a questa domanda viene spontaneo chiedersi \u201cDove?\u201d. Credo che il Principe, inteso come principio regolatore di una <em>Realpolitik<\/em>, abbia abbandonato esclusivamente l\u2019Occidente. Dagli altri angoli del mondo non se ne \u00e8 mai andato. Parlando del nuovo corso postbellico della politica occidentale Carl Schmitt parlava di un contesto di \u201c<em>tirannia dei valori<\/em>\u201d. Cosa intendeva? Esattamente ci\u00f2 di cui si sta parlando in merito all\u2019Occidente, l\u2019eclissi del Principe e del realismo, dunque del compromesso, dal nostro modo di concepire la politica. Decaduta la valenza assiale dei princ\u00ecpi religiosi trascendenti, la politica occidentale ha avuto bisogno di trovare un\u2019altra bussola e crede di averla trovata nei valori, che per\u00f2, a differenza dei princ\u00ecpi religiosi, sono sindacabili e bestemmiabili da chiunque, in quanto opere transeunti e passeggere di uomini come gli altri. \u00c8 evidente dunque che per continuare a fungere da bussola questi valori devono necessariamente diventare tirannici. Schmitt non ha conosciuto n\u00e8 il politicamente corretto n\u00e8 quello che noi oggi definiamo con il neologismo anglosassone di <em>wokism<\/em>, ma presagiva quanto andava preparandosi. Per ergersi a teologia e cosmologia un valore non pu\u00f2 accontentarsi di rimanere tale (il termine infatti presuppone l\u2019esistenza di un soggetto valutante, che pu\u00f2 valutare importante, ma anche poco e per nulla tale, un determinato valore), deve diventare paradigma, cardine e asse, una determinata teologia dei valori deve insomma liberarsi dalla sua valenza prospettica per acquisirne una oggettiva. Le potenze che si affidano ai valori diventano, in poche parole, bombe a orologeria e tendono a scaricare all\u2019esterno il loro potenziale belligeno, in special modo su colui che \u00e8 definito cieco nei confronti dei valori stessi (<em>Wertblind<\/em>). Mentre le potenze rette dal Principe si accontentano di servire la ragion di Stato in una chiave di compromesso realistico, quelle rette dalla teologia dei valori devono imporsi sulle altre, pena la decadenza, di fronte al resto dell\u2019arena internazionale e delle proprie opinioni pubbliche, della propria legittimit\u00e0. Per disattivare questo pericolo potenzialmente belligeno dobbiamo ricordarci sempre di che cos\u2019\u00e8 un valore. Il termine valore proviene dal gergo dell\u2019economia e del commercio e si pu\u00f2 considerare un sinonimo del termine <em>prezzo<\/em>. Un prezzo, per\u00f2, non ha valore oggettivo, se non in base all\u2019importanza che il compratore gli attribuisce per s\u00e9. Per disattivare la bomba bisogna, in poche parole, deprezzare i valori, renderli poco appetibili, e riscoprire invece l\u2019importanza dell\u2019oggettivit\u00e0, della permanenza e del principio di trascendenza come pietra angolare delle costituzioni politiche. Solo cos\u00ec il Principe pu\u00f2 tornare, altrimenti rimarranno solo le brutte copie fanatiche e secolarizzate dei missionari, i tiranni dei valori.<br><br><strong>Il tuo ambito di studi \u00e8 il nichilismo con i romantici tedeschi. Cosa ti hanno insegnato le discussioni sui romantici tedeschi e il nichilismo e perch\u00e8 ti sei rivolto a questi temi, cosa diresti a proposito della loro importanza? Hce cos\u2019\u00e8 l\u2019immagine nichilista del nostro tempo? Abbiamo ancora bisogno di uno spirito romantico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><br>La conclusione della risposta alla domanda precedente inaugura, per alcuni aspetti, la risposta a questo quesito. Tra i conservatori la parola nichilismo ha assunto, a mio avviso ingiustamente, una valenza quasi insultante. Nonostante ci\u00f2 il deprezzamento di cui parlavo pi\u00f9 sopra \u00e8 precisamente l\u2019avanzamento e il farsi spazio del nichilismo, che procede storicamente verso il suo disvelarsi e affermarsi. I conservatori possono forse rallentare, sbagliando, questo processo, ma non possono impedirlo e fermarlo. \u00c8 un peccato che la gran parte dei conservatori non riesca invece a comprendere come tale marcia giochi a loro favore. I valori vigenti sono quelli del progressismo, non quelli conservatori. Il vero conservatore, tra le altre cose, dovrebbe difendere realt\u00e0 oggettive (come le necessit\u00e0 essenziali, le leggi naturali nel loro dispiegarsi spontaneo etc), non gli arbitrii dei vari soggetti valutanti pi\u00f9 o meno forti in un determinato momento storico. Sono i socialismi, e pi\u00f9 in generale le idee figlie della rivoluzione francese (tra cui i fascismi) a ritenersi correttamente immanenti ai processi storici, vincolandosi cos\u00ec alle sentenze della storia. Il vero pensiero conservatore dovrebbe rifarsi alla meta-storia, ossia al mito, alla religione, alla poesia, concetto quest\u2019ultimo, che unisce gli altri due. Prima ho parlato di necessit\u00e0 di difesa del piano delle realt\u00e0 concrete e a prima vista potrebbe sembrare che il discorso si stia avvitando in un controsenso, ma cos\u00ec non \u00e8. In una visione realmente mitica, anche in un\u2019ottica tradizionale, \u00e8 la parola a dare forma ai concetti, e dunque alla mente umana che, nel suo complesso, pone il mondo attraverso le sue sistematizzazioni. Sono i <em>topoi<\/em> del mito a porre il mondo; anche l\u2019odierno mondo occidentale tecnocratico \u00e8, a sua volta, figlio del mito dell\u2019onnipotenza della tecnologia e della scienza, il cui status \u00e8 stato erroneamente alterato da quello di mezzo a quello di fine. La grande scoperta del romanticismo filosofico, attribuibile in massima parte a Schiller (che pure non amava definirsi romantico) e Herder e pi\u00f9 tardi a Schelling, \u00e8 stata la capacit\u00e0 proattiva e creante della parola. Dio crea e pone il mondo con la volont\u00e0 e la parola (Verbo), l\u2019uomo pu\u00f2 modificare e modellare il mondo, come fa un vasaio, secondo le medesime modalit\u00e0: \u00e8 questo il grande cambio di passo attuato dalla filosofia romantica e portato poi a compimento dal Schopenhauer e dal primo Nietzsche. Nichilismo e romanticizzazione della politica procedono in ordine: il primo si occupa di far piazza pulita delle macerie dei vecchi valori ormai crollati, la seconda dell\u2019edificazione di una nuova narrazione creante. Qualcosa del genere sta gi\u00e0 avvenendo, ma a parti invertite: il progressismo egemone, rappresentato in massima parte dal postmodernismo filosofico, che da Herder e Schiller attinge a piene mani, ha compreso, tramite l\u2019apporto della filosofia del linguaggio, la valenza cardinale della parola e del suo dominio, ma per non perdere la sua essenza utopistica, irenistica e falsamente solidale non ha potuto per\u00f2 fare a meno delle macerie dei vecchi valori, riciclandoli in chiave laica e mettendo cos\u00ec temporaneamente al sicuro la sua natura di supplenza posticcia sulla sede vacante della religione. Ecco perch\u00e8 la tirannia dei valori teme il nichilismo pi\u00f9 di ogni altra cosa. Solo nel silenzio brullo del deserto del nichilismo si pu\u00f2 percepire l\u2019essenza della realt\u00e0, che non ho vergogna a chiamare Dio. Si tratta di un\u2019impostura che non pu\u00f2 durare. Che si tratti dell\u2019apostatizzazione della scienza o del nuovo cristianesimo senza Cristo che la religione dei diritti umani pretende di incarnare, nulla pu\u00f2 essere costruito con le macerie. Occorre riedificare, ma per riedificare le macerie devono essere sgombrate, tuttavia in una prospettiva conservatrice solo un principio trascendente pu\u00f2 fungere da pietra angolare e ad architrave. Dio pu\u00f2 essere percepito solo nel silenzio e in prossimit\u00e0 con il Nulla. \u00c8 in questa condizione di Nulla (<em>Nihil<\/em>) che le cose nuove vengono all\u2019essere, \u00e8 in questa condizione di \u201cmorte apparente\u201d (Sloterdijk) che si verifica la dischiusura (<em>Erschlossenheit<\/em>) che rende possibile il venire all\u2019essere di nuove realt\u00e0 ben pi\u00f9 forti dei meri giudizi di valore.<br><br><strong>Il Ventunesimo Secolo sembra essere pi\u00f9 scettico riguardo al progresso rispetto ai secoli precedenti. L\u2019idea di progresso non contraddistingue la nostra epoca come invece accadde per l\u2019Ottocento. Cosa diresti riguardo all\u2019idea di progresso nel nostro tempo? C\u2019\u00e8 progresso o regresso? Quali idee e credenze caratterizzano la nostra epoca?<br><\/strong><br><br>\u00c8 indubbio che dopo la grande ubriacatura illuministica del Settecento e quella positivistica dell\u2019Ottocento, il Novecento abbia cozzato violentemente contro la vera essenza del progresso. Il XXI secolo \u00e8 quello della presa di coscienza che, di seguito al trauma, comincia a rimettere insieme i ricordi e a capire cosa \u00e8 successo e sta ancora succedendo. Come ho accennato nella risposta precedente, il progressismo ha dovuto mettere in salvo i cascami, le macerie dei vecchi valori. Si tratta di una dinamica sempre pi\u00f9 chiara anche agli stessi progressisti, i quali, spesso concordando con papi e sacerdoti altrettanto progressisti, arguiscono che le grandi promesse dell\u2019illuminismo e del positivismo altro non erano che le promesse della vecchia religione a cui per\u00f2 erano state sottratte Dio e la mistica, ritenuti ormai relitti del passato. Nietzsche, se fosse vivo, direbbe, sbagliando, che i progressisti di oggi si nascondono tra le ossa del Dio morto. Lo scetticismo verso il progresso aumenta perch\u00e8 le domande e le angustie a cui il progresso e l\u2019illuminismo si sforzavano, da posizioni laiche, di rispondere, erano domande ed angustie di carattere eminentemente teologico ed esistenziale. Illuminismo, positivismo e progressismo intendevano rispondere e risolvere questi problemi in maniera scientifica e razionale, Marx chiedeva a gran voce di smettere di criticare il cielo e cominciare a criticare la terra. I problemi per\u00f2 non sono stato risolti: ragione e metodo scientifico sono eccellenti strumenti per risolvere problemi <em>hic et nunc<\/em>, sulla terra. Per le angustie e le esigenze dell\u2019anima, semplicemente, non funzionano. Il vecchio pensiero religioso, ricevuto dai padri, \u00e8 stato gettato alle ortiche da un Occidente adolescente e refrattario ai precetti, spesso ricevuti con durezza arbitraria dai padri, ma venendo a maturazione anche l\u2019Occidente capir\u00e0, come ogni adolescente, che alla fine i genitori avevano ragione. La crisi del progresso \u00e8 anche il tramonto dell\u2019adolescenza spirituale dell\u2019Occidente e segna il passo al suo accesso verso una maturit\u00e0 filosofica e spirituale che, in ogni caso, arriver\u00e0 dopo un lungo travaglio.<br><br><strong>I movimenti politici che caratterizzano l\u2019Europa di oggi provengono da destra oppure la sinistra \u00e8 ancora capace di far valere la sua influenza? L\u2019Europa oggi \u00e8 a destra? Si dice che la destra stia sorgendo in Europa, che cosa ne pensi? Che cosa significa destra e sinistra oggi? C\u2019\u00e8 ancora una destra e c\u2019\u00e8 ancora una sinistra come sosteneva Bobbio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><br>Risponder\u00f2 a questa domanda partendo dalla fine. Che cosa significa oggi Destra? Che cosa vuol dire essere di destra? Per Norberto Bobbio la distinzione cadeva attorno alla nozione di eguaglianza. Per il progressismo, che \u00e8 figlio della Rivoluzione Francese, l\u2019<em>\u00c9galit\u00e9<\/em> \u00e8 un obbiettivo da conseguire, per il pensiero liberale \u00e8 una condizione da garantire in partenza ma all\u2019arrivo saremo premiati secondo le nostre abilit\u00e0 e capacit\u00e0 nel competere, per la Destra invece l\u2019eguaglianza \u00e8, almeno sul piano politico una deviazione, una perversione, una contraddizione in termini. Sinistra e liberalismo insomma contengono entrambi una valenza positiva dell\u2019eguaglianza. Qui Bobbio sembra convenire con Adriano Romualdi il quale affermava senza mezzi termini che \u201c<em>Esser di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo<\/em>\u201d. La parola sovvertitore, utilizzata da Romualdi, \u00e8 a mio giudizio corretta. Si pu\u00f2 sovvertire solo qualcosa che \u00e8 gi\u00e0 nell\u2019essenza della cose: il pensiero di destra, come ho gi\u00e0 accennato prima, difende e conserva la realt\u00e0. In tal senso, rispondendo a ritroso alla domanda, direi che non esistono in questo momento in Europa partiti e forze politiche autenticamente di destra. Esistono certamente forze politiche nelle quali, carsicamente, riemergono e si inabissano sotterraneamente alcuni elementi del pensiero di destra, ma siamo lontani dal poter definire alcuna forza politica europea come puramente di destra. La situazione, pi\u00f9 che alla forza dei progressisti, che comunque \u00e8 ancora notevole, la ascrivo principalmente alla scarsa dimestichezza dei conservatori stessi nei confronti della nuova prospettiva nichilistica che ci aspetta. Ci si \u00e8 riempiti la bocca di valori per troppi decenni per rinunciarvi ora cos\u00ec a cuor leggero.<br><br><strong>Che cosa pensi della woke culture, che sta sempre pi\u00f9 sfidando tutte le culture nazionali? I movimenti nazionali conservatori avranno successo nella loro lotta contro la cultura woke? C\u2019\u00e8, nell\u2019Occidente di oggi, una <em>Kulturkampf<\/em> tra i movimenti identitari che stanno sorgendo e la cultura woke?<\/strong><br><br>All\u2019inizio dell\u2019inverno appena concluso, in una conferenza che ho tenuto a Bratislava proprio su questo argomento, ho paragonato il cosiddetto <em>wokism<\/em> a quello che in Cina \u00e8 stata la Rivoluzione Culturale. Diversamente dal marxismo ortodosso, il <em>wokism<\/em> che dilaga nel mondo Occidentale \u00e8 un progressismo pienamente integrato nei meccanismi della societ\u00e0 liberista. Eredita da Mao il concetto di rivoluzione permanente ed il pervicace furore antireligioso, entrambi concetti che possono coniugarsi perfettamente, almeno a breve termine, con un orientamento liberista dell\u2019economia. Alla confluenza improbabile, eppure verificatasi, di questi strani e diversissimi fiumi, troviamo il <em>wokism<\/em>, che altro non \u00e8 che la versione condensata e riassunta (come ai tempi lo era il libretto rosso per il maoismo) della dottrina neocon del cosiddetto \u201cCaos creativo\u201d, fatta di continua distruzione e riassemblamento della storia. In questa prospettiva, la parentela tra la distruzione dei monumenti e delle statue cinesi dedicate a Confucio, a Laozi o ai lama tibetani e quelle che hanno visto protagoniste le statue di Cristoforo Colombo e del generale Lee appare evidente. Si tratta della medesima cosa. Personalmente non so rispondere alla domanda su chi vincer\u00e0 la guerra culturale, che esiste, tra movimenti conservatori e centrali di pensiero <em>woke<\/em>, ma posso dire con certezza che quest\u2019ultimo non ha futuro ed \u00e8 destinato ad una fine ingloriosa. In Cina la Rivoluzione Culturale termin\u00f2 perch\u00e8 stava andando ad erodere le basi dell\u2019esistenza stessa dello stato e delle famiglie, portando il regime a divorare s\u00e8 stesso, indebolendosi cos\u00ec nell\u2019arena internazionale delle potenze. Credo che il <em>wokism<\/em> finir\u00e0 in pensione per gli stessi motivi. Il <em>wokism<\/em> si configura come una tavola di valori belligena e aggressiva, ma l\u2019acido che secerne finisce per dilavare le fondamenta delle stesse societ\u00e0 e potenze che se ne fanno uso. Lo vediamo molto bene oggi dove l\u2019Occidente sembra incapace di rinunciare al suo edonismo nel nome di una crociata contro la Russia che richiamerebbe i popoli ai doveri di una vita austera e volta al patriottismo aggressivo. Ma non si pu\u00f2 avere tutto, o si \u00e8 <em>woke<\/em> o si \u00e8 soldati e patrioti, le due cose sono antitetiche l\u2019una con l\u2019altra. Scegliendo il <em>wokism<\/em> l\u2019Occidente sceglie la debolezza; quando la generazione di attuali politici occidentali, ovvero persone che frequentavano l\u2019universit\u00e0 ai tempi della Rivoluzione Culturale e delle lotte studentesche, sar\u00e0 andata in pensione, credo che vedremo la fine anche dell\u2019attuale <em>wokism<\/em>, sar\u00e0 un tramonto dettato dalla necessit\u00e0 pi\u00f9 che da un esito di una battaglia filosofica e culturale.<br><br><strong>Oggi la percezione della normalit\u00e0 nelle societ\u00e0 \u00e8 stata considerevolmente scossa. E\u2019 difficile trovare regole generali e oggettive, norme e valori che possano applicarsi in tutta la societ\u00e0. In particolar modo, gruppi di attivisti e minoranze stanno duramente lottando per trasformare le loro norme in norme generali per tutti. Mi piacerebbe conoscere la tua opinione riguardo a questi fatti.<\/strong><br><br>In parte credo che valgano le considerazioni espresse prima. La mancanza di normalit\u00e0, la decadenza del concetto di norma e l\u2019ascesa di una prospettiva \u201cfluida\u201d per tutto ci\u00f2 che concerne l\u2019identit\u00e0 sociale (sia personale sia di gruppo) e i rapporti tra le persone sono figlie di un periodo storico concluso. La caduta di tutti questi princ\u00ecpi \u00e8 figlia dell\u2019orizzonte post-istorico ed economicistico immaginato da Francis Fukuyama alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Uomini e donne cresciuti in societ\u00e0 di questo genere sono eccellenti consumatori ma pessimi cittadini e soldati. Ci\u00f2 non sarebbe un problema se vivessimo ancora nel momento unipolare a trazione statunitense senza pericoli all\u2019orizzonte, ma l\u2019Occidente ha ormai una lunga serie di nemici ai suoi confini. Far finta di non vedere tutto ci\u00f2 non cambier\u00e0 la situazione. Quando si tratter\u00e0 di difendere l\u2019Occidente quest\u2019ultimo avr\u00e0 pi\u00f9 bisogno di soldati che di consumatori, necessiter\u00e0 pi\u00f9 di cittadini coesi da idee mobilitanti e da famiglie numerose piuttosto che di atomi votati solo al conseguimento di piaceri fisici momentanei. Quando ci si render\u00e0 conto di tutto ci\u00f2 anche il concetto di limite e norma torneranno a regnare anche in Occidente, ma prima \u00e8 necessario che la vecchia casta politica figlia delle contestazioni studentesche e cementatasi poi al potere durante il momento unipolare vada in pensione. Si tratta di una camarilla di politici e tecnici ormai incapaci di inquadrare il mondo nella sua nuova complessit\u00e0 e che credono di poter rispondere alle nuove sfide del presente con gli slogan dei tempi dell\u2019universit\u00e0 o con i diktat dei manuali dell\u2019economia, una follia in un momento in cui l\u2019intero globo, da Israele ai paesi musulmani, dalla Cina all\u2019India, passando per la Russia e i paesi africani, sta riscoprendo le radici identitarie e religiose delle sue civilt\u00e0. Il fatto che l\u2019Occidente sia l\u2019unica civilt\u00e0 senza Dio e senza identit\u00e0 \u00e8 che al contempo sia anche l\u2019unica civilt\u00e0 in declino non credo si possa ascrivere al caso.<br><br><strong>Generalmente si pensa che la sinistra abbia un\u2019egemonia nei campi della cultura e dell\u2019arte mentre la destra non investa in questi ambiti tanto quanto fa nell\u2019economia nella politica. Pensi sia cos\u00ec?<\/strong><br><br><br>Ritorniamo qui al discorso affrontato in precedenza. La Destra, che pure sarebbe l\u2019erede designata del romanticismo filosofico e politico, sembra essersi dimenticata del suo status. Paradossalmente ha invece interiorizzato dettami e dogmi tipici del liberalismo. L\u2019idea che ogni cosa si misuri in base al suo valore economico, la professione come cartina tornasole della posizione di un determinato uomo nella societ\u00e0, il darwinismo sociale cinicamente ostentato di fronte ai meno fortunati, sono tutti elementi che hanno attecchito a destra ma che non ne costituiscono l\u2019essenza, sono incrostazioni estranee che nulla c\u2019entrano con la vera matrice comunitaria e metapolitica della destra conservatrice. Di fronte a questa prospettiva, cultura, arte, filosofia, e in generale tutto ci\u00f2 che \u00e8 relativo all\u2019ambito del pensiero appare, a molti uomini della \u201cdestra\u201d di oggi come una perdita di tempo, come un\u2019abdicazione vigliacca di fronte alle materiali esigenze dell\u2019economia e del denaro. Si realizza cos\u00ec il buffo paradosso per cui il genitore di destra non ha le capacit\u00e0 di educare culturalmente i propri figli, che saranno cos\u00ec indottrinati dalla scuola progressista. Occorre ribaltare questo paradigma. Tutto passa dalla parola, e di conseguenza dal pensiero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continuiamo la nostra serie di interviste sulla rivoluzione conservatrice con Marco Malaguti dall&#8217;Italia. Malaguti lavora come ricercatore presso il Centro Studi Machiavelli. Si interessa al tema della rivalutazione del nichilismo e della grande filosofia romantica tedesca e gestisce il sito Essenzialismi.it. 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